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e questo è Lui,

che ti cerca per ogni dove

anche quando tu ti nascondi

per non farti vedere

(A. Merini in www.poetilandia.it)

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L'atto di fede nella risurrezione di Gesù
(le possibili reazioni)

Vediamo le possibili reazioni dell'ascoltatore:

1. Non mi interessa
2. Mi interessa perciò approfondisco

* concludendo:

- devo credere (dono di Dio - illuminazione
- non devo credere

* dubitando:

- motivatamente
- immotivatamente (paura)

Analizziamo meglio i singoli casi:

1. Non mi interessa

Chi risponde così, lo può fare per orgoglio (dice di voler accettare solo ciò che è razionale), o per moda, o per non impegnarsi in una ricerca che potrebbe portarlo a cambiare una vita comoda, o perché condizionato dall'educazione ricevuta, o ancora perché non riesce a vedere in che cosa la risurrezione di Gesù tocchi oggi la sua vita. Comunque sia, il discorso con lui è provvisoriamente chiuso: lo studio del cristianesimo può rivestire solo un interesse culturale.

2. Approfondisco

In questo caso la persona riflette più a fondo su tutta la questione, onde prendere una decisione, e può arrivare ad una conclusione (sia pure non definitiva), oppure rimanere nel dubbio:

a) Concludendo:

Se la persona ritiene che i dati raccolti siano sufficienti per prendere una decisione, ha terminato la sua ricerca, almeno finché fatti nuovi non intervengano a riaprire la questione. La conclusione può essere: vedo che devo credere, oppure vedo che non devo credere:

* Vedo che devo credere

Questa conclusione è chiamata da molti teologi (fra cui Tommaso d'Aquino) "illuminazione", dono di Dio. Ne deriva il dovere di tradurre la fede in vita cristiana coerente: fede esplicita.

* Vedo che non devo credere

Secondo il cristianesimo anche tale atteggiamento è corretto, se nasce da buona fede e se ci si comporta coerentemente con la verità scoperta, anche se essa non porta al cristianesimo. Si parla di fede implicita o di buona fede

b) Rimanendo nel dubbio

È lo stato di una persona che non sa decidere da quale parte stare: o ritiene che gli elementi in suo possesso non siano sufficienti per prendere una decisione e ne attende altri più convincenti, o teme di non averli analizzati a sufficienza.

A questo proposito occorre rilevare che

- non c'è da sperare che in futuro le prove siano migliori, perché ci sarà sempre da fare un atto di fiducia nei testimoni e tale atto sarà sempre libero (cioè non costretto dall'evidenza);

- il rimanere nel dubbio può essere un modo comodo per evitare una decisione impegnativa;

- il giudizio, positivo o negativo, può essere sempre rivisto, qualora una più matura esperienza e riflessione suggerissero la scelta contraria;

- a volte lo stato di dubbio è semplicemente un rifiuto della libertà dell'atto di fede: si vogliono prove tali da "costringere" a credere. È l'atteggiamento di chi ad es. dice: "Se Gesù è risorto, perché non compare qui ora? Solo così crederò". Ma chi assicura che sia proprio Gesù quello che eventualmente comparisse? E che diritto si ha di esigere un "miracolo" per credere? Così si vorrebbe imporre alla realtà delle cose di essere come vogliamo noi... e questo è assurdo.

Il dubbio può essere motivato o immotivato:

1. dubbio motivato: quando ci sono ragioni che fanno sospendere il giudizio.

2. dubbio immotivato: quando non ci sono ragioni di dubitare. In genere nasce dalla paura di errare nel prendere una decisione, dalla paura di "buttarsi" in Dio, di impegnarsi in una vita senza certezze razionali assolute.

La situazione di dubbio è una situazione umana possibile e, secondo il cristianesimo, accettabile solo se accompagnata dalla volontà di risolvere o di vincere il dubbio. In pratica però, chi è nel dubbio non può agire: fino a quando non dirà sì (facendo così un atto di fede) di fatto dice no.

Perché alcuni credono e altri no?

Davanti all'annuncio della risurrezione c'è chi non crede, perché

* o ha ricevuto un'evangelizzazione scorretta (per difetti nella predicazione o nel predicatore);
* o non ne è stata vista la credibilità;
* o, pur avendone vista la credibilità, non vuole cambiare vita.
Secondo il cattolicesimo solo in quest'ultimo caso vi è colpa morale (malafede).

Fede e salvezza secondo il cattolicesimo

* Tutti gli uomini sono chiamati da Dio alla salvezza, cioè alla vita eterna con Lui (1 Tim 2,4);
* non tutti sono chiamati alla fede esplicita in Gesù: non lo sono coloro a cui il vangelo non è stato predicato o a cui è stato predicato in modo incomprensibile o inaccettabile;
* la salvezza effettiva dipende dalla buona fede (Rom 14), dal comportamento coerente con la verità scoperta. Non si può pretendere che una persona si comporti secondo una verità che non ha scoperto o non ha riconosciuto come verità.

La fede dono di Dio

Spesso si sente dire: "La fede è dono di Dio". Parrebbe che Dio, secondo i suoi imperscrutabili disegni, a qualcuno concedesse la fede e ad altri no. Ciò sarebbe contraddittorio. Infatti
* se "senza la fede è impossibile piacere a Dio" (Ebrei 11,6), Dio, dando la fede a chi vuole, salverebbe solo chi vuole: sarebbe la negazione della libertà dell'uomo;
* se "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi" (1 Tim 2,4), dovrebbe dare a tutti la fede. Come mai non tutti ce l'hanno?

La frase "la fede è un dono di Dio" deve essere quindi intesa in un altro senso. È dono di Dio che

1. egli stesso abbia mandato Gesù e lo abbia fatto risorgere;
2. qualcuno abbia visto Gesù risorto e abbia comunicato la notizia ad altri, altrimenti sarebbe andata perduta;
3. sia stata tramandata integra la testimonianza dei primi testimoni;
4. l'annuncio dei fatti di Gesù sia giunto alla persona che viene evangelizzata;
5. l'annuncio sia caduto su un terreno preparato dall'educazione precedente, per cui la persona

- ne ha viste le implicanze per la vita,
- ne ha vista la credibilità,
- ha visto che doveva credere.

Dopo questa serie di doni di Dio, la decisione se credere o no, spetta esclusivamente alla persona, in tutta la sua libertà.

L'eresia

Chi sceglie di prestare fiducia ad un testimone, sceglie di accettare per vero tutto quanto il testimone ritiene essenziale nella sua testimonianza. Se perciò, tra le cose che il testimone racconta, si fa una scelta di accettarne alcune e non altre (in greco éresis = scelta, da cui la parola eresia), la si fa in base ad un criterio soggettivo. In questo caso il metro della verità non è più la parola del testimone, ma il proprio criterio personale. E questo non è un atto di fiducia nel testimone. E dunque non è fede.

Operare una scelta di ciò che piace o no nella testimonianza apostolica e, indirettamente, nelle parole di Gesù, equivale a rifiutare la fede cristiana. Chi infatti ha scelto di prestare fiducia agli apostoli quando raccontano un fatto colossale come la risurrezione, non dovrebbe avere difficoltà ad accettare tutte le altre affermazioni che gli apostoli hanno fatto su Gesù e che essi stessi hanno giudicato importanti.

Sulla garanzia della risurrezione, non dovrebbe poi avere difficoltà ad accettare come vero tutto quanto disse Gesù e gli apostoli tramandarono, anche se ciò implica un "salto nel buio".

Prendere solo ciò che piace e lasciare ciò che non piace non è fidarsi di Gesù, ma di se stessi e quindi non è fede cristiana.

(continua: Chi è il cristiano)