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La storicità della risurrezione
Le interpretazioni dei documenti
1. La storicità dei racconti
1. Dai documenti antichi riguardanti la risurrezione di Gesù, emergono due opinioni opposte:
* un gruppo notevole di documenti (quelli cristiani) dice che Gesù è risorto; in essi ci sono, quanto ai fatti, convergenze di fondo, ma anche notevoli divergenze e contraddizioni;
* altri documenti dicono che i cristiani hanno rubato il cadavere di Gesù ed hanno ingannato la gente dicendo che Gesù era risorto.
2. Chiunque si ponga seriamente il problema della realtà della risurrezione, dovrà valutare l'attendibilità dei documenti per poter dare un giudizio di storicità (positivo, ove attribuisca maggior peso alle convergenze; negativo, ove ritenga più probanti le divergenze e contraddizioni).
* Nel primo caso si dovranno spiegare le divergenze fra documenti che affermano il medesimo fatto; nel secondo occorrerà spiegare non solo le concordanze, ma soprattutto come sia sorta l'idea della risurrezione di un uomo-Dio tra ebrei, così estranei ad ogni tentazione di associare un uomo all'unico e trascendente Jhwh.
3. Il giudizio di storicità non si dà in base ai testi in sé, ma in base al modo di interpretarli, cosa che implica anche la propria esperienza di vita. Si tratta della precomprensione: leggendo un testo, le precedenti esperienze di vita ne condizionano la lettura e l'interpretazione.
4. Una cosa tuttavia è chiara: solo una delle due affermazioni è storicamente vera: o Gesù è risorto o non è risorto. In altri termini:
* o fu la prima comunità cristiana, sia pure in buona fede, a creare la risurrezione predicandola poi come fondamento del cristianesimo;
* o fu la risurrezione, in quanto fatto reale, a riunire i discepoli che la morte di Gesù aveva disperso e a dare inizio alla comunità.
Quale la causa e quale l'effetto?
Per poter fare una scelta seria, è utile conoscere le risposte date lungo i secoli al problema.
2. Le interpretazioni dei documenti
Dei testi sulla risurrezione di Gesù furono date lungo i secoli interpretazioni diverse:
* solo un racconto fatto dai suoi seguaci
- in malafede: hanno rubato il cadavere ed hanno ingannato la gente [Ebrei non cristiani]
- in buona fede: si sono ingannati nel valutare i fatti che hanno visto [Scuola Critica]
- si sono ingannati nell'interpretare le parole degli apostoli [Scuola Mitica]
* un fatto reale [interpretazione tradizionale]
Che un morto sia tornato in vita è contrario alla nostra esperienza ordinaria. Perciò la risurrezione è un fatto difficile da accettare. Tuttavia, leggendo i documenti, pare che i testimoni la raccontino come un fatto reale.
Come devono essere giudicati i primi cristiani che si sono presentati come testimoni oculari della risurrezione: credibili o non credibili?
In realtà gli apostoli non dicono di aver visto Gesù risorgere, ma di averlo visto risorto dopo la sua morte. Essi perciò non si presentano come testimoni della risurrezione, ma del Risorto.
A) Interpretazioni contrarie alla storicità
Se non si vuole accettare la testimonianza dei primi cristiani bisognerà trovare una spiegazione plausibile alla loro testimonianza:
- o erano in malafede (hanno inventato tutto),
- o erano in buona fede (hanno narrato la risurrezione come un fatto, ma, in realtà, il fatto non è successo: semplicemente si sono sbagliati).
1. La malafede dei primi cristiani
L'affermazione della malafede dei primi cristiani fu fatta da alcuni ebrei almeno a partire dall'80-85: "I discepoli di Gesù hanno rubato il suo cadavere ed ingannato la gente dicendo che era risorto dai morti" (cfr. Mt 27-28, Giustino e i Talmùd ebraici). Si potrebbe obbiettare che l'ipotesi della malafede dei primi cristiani contrasta col loro comportamento. Resta difficile infatti accettare che queste persone abbiano avuto il coraggio di testimoniare con la morte un'affermazione che sapevano falsa.
2. La buona fede dei primi cristiani
Accettata la buona fede dei testimoni, sorge il problema: come può avvenire che persone in buona fede raccontino cose non successe? I pensatori che hanno tentato di rispondere a questa domanda si possono raggruppare in due grandi gruppi o scuole: la scuola critica e la scuola mitica. Per tali scuole la risurrezione non è avvenuta o non importa saperlo: c'è stato un errore di interpretazione, in buona fede, da parte della comunità cristiana:
* per la scuola critica l'errore è stato nella prima comunità cristiana (gli apostoli) che ha interpretato male i fatti che aveva visto;
* per la scuola mitica l'errore è stato nella seconda comunità cristiana (i greci) che ha interpretato male i modi di dire ebraici/aramaici che gli apostoli hanno usato.
B) Interpretazione favorevole alla storicità
La scuola della tradizione, formata da cattolici e da appartenenti ad altre chiese crisiane, ha sempre letto i testi nel loro senso più immediato. Accetta la storicità della risurrezione di Gesù, ritenendo le convergenze dei vari racconti della risurrezione molto più rilevanti che non le divergenze e le contraddizioni. Si è mossa in tre direzioni:
1) offrendo risposte credibili ai sostenitori della la tesi contraria;
2) portando "indizi" a favore dell'attendibilità dei cristiani.
* Senza la risurrezione resta difficile spiegare:
a) come gli apostoli siano ritornati a credere a Gesù dopo la catastrofe della sua morte;
b) come gli apostoli si siano impegnati così a fondo per annunziare che Gesù è risorto. Chi glielo faceva fare? Solo il fanatismo?
c) come gli apostoli, da giovani, non abbiano avuto il coraggio di morire per Gesù quando era vivo e poi l'abbiano avuto da vecchi, Lui morto;
* La conversione di Paolo: come spiegarla, dopo che perseguitò i cristiani, se non che egli fosse convinto di aver davvero visto Gesù risorto?
* Il fatto che i cristiani, pur conoscendo le contraddizioni contenute nei vangeli (le discussioni al riguardo datano già dal II sec.), non abbiano mai accettato i tentativi per appianarle: ad es. non fu considerato canonico il vangelo di Pietro, ove l'autore tentava di eliminare tali divergenze.
* Il "fatto" che molte altre persone abbiano creduto alla parola degli apostoli, dopo aver dubitato. Significa che li hanno giudicati credibili.
3) Cercando di spiegare le ragioni delle divergenze nei testi:
- prima di essere scritti, i fatti furono tramandati a voce per alcuni decenni e una tradizione orale può alterare i particolari;
- i vangeli sono libri di fede scritti da credenti e per credenti: non mirano a far credere, ma a rafforzare una fede già sorta, quindi non si preoccupano più dei particolari storici;
- gli antichi avevano un diverso concetto di storia: non si curavano tanto della precisione cronachistica, quanto piuttosto di dimostrare la veridicità delle tesi da loro affermate;
- i racconti del medesimo avvenimento fatti da più testimoni sono spesso contraddittori o almeno divergenti anche oggi: basta confrontare le cronache che giornali diversi danno di uno stesso fatto
- l'attenzione dell'uomo, che è un essere limitato, si ferma su quegli aspetti che lo toccano di più, quindi non può essere totalmente oggettiva;
- i primi cristiani hanno raccolto attorno all'annuncio fondamentale della risurrezione soprattutto quei particolari che permettevano loro di rispondere alle esigenze dell'uditorio, che erano diverse da un ambiente all'altro.
(continua: L'atto di fede (applicato alla risurrezione di Gesù)
