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La risurrezione: fondamento della fede cristiana
1. Introduzione
L'indagine precedente ha portato a stabilire che
a) tra il 30 e il 50 d.C., sorge in Gerusalemme un gruppo religioso di ebrei che afferma di seguire gli insegnamenti di Gesù di Nazareth (che essi chiamano "il Cristo" = portavoce di Dio);
b) Gesù di Nazareth è un personaggio storico davvero esistito, che ha dato origine ad un movimento religioso e che, per questo, è stato perseguitato e messo a morte;
c) i suoi seguaci affermano che è risorto da morte;
d) all'interno delle comunità formate dai suoi seguaci circolano alcuni libri che essi considerano normativi per la loro fede;
e) questi libri costituiscono il deposito scritto della prima predicazione cristiana;
f) possiamo dire di possedere di essi il testo originale o un testo assai vicino all'originale.
2. L'oggetto della nostra ricerca
Vogliamo ora stabilire che cosa ci dicono i documenti circa la prima predicazione dei discepoli su Gesù di Nazareth, ossia da dove essi partivano per presentare il cristianesimo a persone che non lo conoscevano. Vedremo che sarà la risurrezione.
Metteremo a confronto un testo di Paolo (1 Cor 15,1-14) e i discorsi kerigmatici degli Atti di Apostoli (2,14-36; 3,12-26; 4,8-12; 5,29-32; 10,34-43; 13,16-41; 17,18-31).
1 Cor 15,1-14
In questa lettera, composta ad Efeso tra il 54 ed il 57 d.C, Paolo affronta vari problemi della vita della comunità; al termine tratta anche della risurrezione dei morti, che alcuni negavano, ricordando in sintesi la sua predicazione iniziale, fatta nell'anno 51. Paolo intende qui risolvere una questione diversa dalla nostra: cerca di rispondere alla domanda "se i morti risorgono".
Indirettamente però risponde al nostro problema, facendoci conoscere il punto di partenza della sua predicazione. Volendo dire ai Corinzi che i morti risorgono, Paolo parte da un punto accettato da tutti, la risurrezione di Gesù.
Questo testo ci informa
a) che l'annuncio della morte-risurrezione di Gesù è il punto di partenza della predicazione di Paolo;
b) che Paolo non se l'è inventato: così è stato insegnato a lui e così predicavano anche gli altri apostoli;
c) che, se si toglie al cristianesimo la risurrezione di Gesù, la fede cristiana non ha più alcuna ragione di esistere.
La risurrezione perciò è il pilastro che regge tutta la fede cristiana.
Dal testo in esame emerge che
* i termini e lo stile non sono di Paolo. Li ha ricevuti, come dice;
* la loro formulazione originale, a motivo dei semitismi presenti, era in lingua semita, perciò anteriore alla predicazione ai greci e quindi molto vicina al tempo della morte di Gesù;
Il testo di Paolo potrebbe essere quindi
- o una formula tradizionale di fede che veniva "trasmessa" dal predicatore e "ricevuta" dai cristiani in occasione della loro evangelizzazione,
- o un riassunto sintetico fatto dal maestro alla fine di una lezione più ampia, con lo scopo di far ricordare i punti essenziali del suo discorso.
Possiamo supporre che Paolo l'abbia ricevuto a Damasco quando si convertì e fu battezzato, e cioè nel 36-37. Avremmo perciò qui una formula della prima predicazione apostolica, risalente a pochi anni (non più di 6-7) dalla morte di Gesù.
Discorsi kerigmatici (= di annuncio della fede cristiana) degli Atti di Apostoli (Atti 2,14-36; 3,12-26; 4,8-12; 5,29-32; 10,34-43; 13,16-41; 17,18-31).
Tale libro, scritto da Luca, viene collocato tra il 61 e il 63 (secondo alcuni studiosi fino al 75 ). I sette discorsi kerigmatici che vi si trovano possono essere considerati saggi di predicazione di Pietro o di Paolo che Luca offre agli evangelizzatori cristiani del suo tempo, perché possano adattare il messaggio ai vari ambienti in cui si trovano a predicare. È evidente la notevole convergenza delle idee in essi contenute. Da questi discorsi emerge il nucleo della prima predicazione cristiana:
Gesù predicato come risorto e perciò Cristo.
Confronto fra 1 Cor 15 e Atti 2
a) elementi comuni:
1. Gesù morì.
2. Secondo la prescienza di Dio (le Scritture).
3. Fu sepolto.
4. È stato destato (negli Atti si dice esplicitamente che l'autore della risurrezione è Dio).
5. Pietro e gli altri apostoli sono i testimoni della risurrezione.
b) elementi solo presenti o maggiormente sviluppati in 1 Cor 15:
1. Gesù morì per i peccati: questa non è la semplice affermazione del fatto della morte, come avviene in Atti, ma l'interpretazione teologica del fatto stesso
2. Gesù è chiamato "Cristo" non "il Cristo". La sua funzione di "Unto" (= Cristo = Messia) è già diventata nome proprio.
3. Si parla chiaramente di apparizioni (v. 5-8), cosa che si fa anche in Atti 10, 41-42 e 13,31.
4. Gesù è risorto il terzo giorno (elemento presente anche in Luca 24,21 e Atti 10,30).
Osservazioni
1. Benché più breve, la formula di 1 Cor 15,3-5 è più ricca di idee che non i discorsi degli Atti.
2. Vi è un maggior equilibrio in 1 Cor tra gli elementi che la compongono (morte, sepoltura, risurrezione, apparizioni) che non in Atti, ove si dà rilievo molto più ampio alla risurrezione e glorificazione di Gesù che non alla sua passione e morte in croce. Manca negli Atti quel ripensamento sulla morte di Gesù che è anteriore alla loro stesura e che Luca, a lungo compagno di viaggio di Paolo, non poteva certo ignorare.
3. Un tentativo di spiegazione potrebbe essere
* probabilmente i discorsi degli Atti non riportano le esatte parole degli apostoli, ma il successivo ripensamento di Luca;
* tuttavia Luca utilizza materiale più antico della formula di 1 Cor, risalendo così a un tipo di predicazione quasi contemporaneo ai fatti che descrive (e perciò ancora più attendibile);
* è pure verosimile che lo straordinario annuncio da dare, la risurrezione-glorificazione di Gesù, in un primo tempo abbia talmente polarizzato l'attenzione degli apostoli, da non permettere loro di riflettere sulla portata religiosa della sua morte
4. I nostri vangeli attuali si presentano come lo sviluppo dei discorsi kerigmatici degli Atti. Essi sono sorti dalle richieste delle prime comunità cristiane di conoscere meglio la vita e gli insegnamenti di Gesù, per poterli imitare meglio.
Sintesi conclusiva
I testi considerati ci presentano dunque il nucleo della predicazione apostolica, che conteneva, in forma non ancora stabilizzata, solo l'affermazione di un fatto:
