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La trasmissione del testo del Nuovo Testamento
Sicurezza di possedere il testo originario
Stabilito quali sono i libri ufficiali del Cristianesimo e visti i criteri con cui sono stati scelti, possiamo chiederci: siamo sicuri di possedere il testo originale?
a) quanto ai libri non canonici non vi è molta sicurezza: i manoscritti sono pochissimi e non molto antichi; non si può quindi risalire al probabile testo originale. Tuttavia comunemente si suppone che il testo si sia tramandato abbastanza bene (il criterio, valido per tutti i libri antichi, è che un'eventuale manipolazione deve essere provata).
b) circa i libri canonici il grado di certezza è molto superiore. Poiché i testi originali sono andati persi, per ricostruire il testo, possiamo ricorrere ai manoscritti antichi, che sono più di 5200, prodotti tra il II e il XV secolo.
1. Considerazioni sui manoscritti del Nuovo Testamento
In base al materiale da cui sono composti, i manoscritti si distinguono in papiri o pergamene.
* I papiri (alcuni del III sec. e uno del II) sono i documenti più antichi che possediamo; quantunque non completi, sono tuttavia testimoni molto importanti del testo, a causa della loro antichità. I più importanti sono:
* P52: papiro Rylands dell'anno 125 circa, contenente
Gv 18,31b-33a sul recto, e 37b-38 sul verso, si trova a Manchester.
* P45, P46, P47: papiri di Chester Beatty del III secolo¹, contenenti insieme quasi tutto il Nuovo Testamento. Si trovano a Dublino.
* Le pergamene (nome derivante dalla città di Pergamo) sono pelli di pecora o capra trattate; essendo molto resistenti, si prestano bene per la stesura di documenti importanti destinati a durare nel tempo. I libri scritti su pergamena si chiamano "codici"..
I più importanti sono:
B: cod.Vaticano (IV-V sec.), quasi completo (Roma).
* S: cod. Sinaitico del secolo IV-V, completo (Londra).
* A: cod.Alessandrino (sec.V),quasi completo (Londra).
* C: codice di Efrem, palinsesto del V secolo, quasi completo (Parigi).
* D: codice di Beza del V-VI secolo; ha vangeli e Atti (Cambridge) (v. a destra).
* F: codice di Koridethi (IX sec.), completo (Tiflis).
Poiché il testo originale del N.T. è perso, per ricostruirlo ci serviamo dei seguenti documenti:
a) le copie del testo greco originale, che sono lo strumento principale. Ogni copia è ricavata da un manoscritto più antico. Ogni manoscritto è un'entità autonoma, dipendente da un modello, che però solitamente non viene riprodotto fedelmente. Di solito il copista introduce errori dovuti a distrazione o fraintendimento del modello ("errore progressivo"). A volte, per creare il manoscritto, lo scrivano si serve di due o più manoscritti precedenti, confrontandoli fra loro (collazione). Talora in fondo al manoscritto, troviamo il colofone, una frase che contiene varie informazioni sull'editore, sul luogo e anno in cui la copia è stata fatta, e sui manoscritti "predecessori" da cui deriva (una sorta di genealogia della copia).
b) le versioni antiche. Del Nuovo Testamento greco possediamo versioni in lingue antiche
Tra le molte conservate, ricordiamo:
* la siriaca, detta "Peshitta", del II secolo
* le versioni copte del II secolo
* la Vetus Latina del 150 circa
* la Vulgata fatta da S. Gerolamo verso il 400, in latino.
Poiché gli antichi traducevano alla lettera, analizzando una traduzione e supponendo che sia stata fatta bene, riusciamo a risalire al testo greco usato dal traduttore.
c) le citazioni dei Padri della Chiesa
Il Nuovo Testamento è stato molto citato e commentato dagli scrittori cristiani dei primi secoli (II-IX), i Padri della Chiesa.
È stato scritto che se si perdesse il testo del Nuovo Testamento, lo si potrebbe ricostruire in base alle citazioni dei Padri.
È vero che questi scrittori sono vissuti a volte parecchi secoli dopo, però ci presentano il testo come veniva letto ed interpretato ai loro tempi, prima di molti codici a nostra disposizione. Per la ricostruzione del testo, possiamo quindi risalire coi documenti scritti fino al III sec. e forse fino al I. Tra la stesura dei testi originali e le loro prime copie complete in nostro possesso passò un tempo abbastanza limitato, molto inferiore rispetto a quello relativo a qualsiasi altro testo antico.
2. Le "varianti" dei documenti
Questi documenti, pur così vicini nel tempo agli originali, presentano tra essi numerose differenze, dette "varianti". La cosa è del tutto normale se si pensa che i testi antichi erano scritti a mano ed in generale sotto dettatura. In tutto il Nuovo Testamento si rilevano complessivamente circa 250.000 varianti su circa 150.000 parole che esso contiene. Ma questa cifra così alta va molto ridimensionata, perché spesso di un'unica parola o frase la maggior parte delle varianti sono solo di forma letteraria e non alterano il pensiero. Varianti che toccano il senso della frase sono circa 200 e di queste soltanto una quindicina sono davvero importanti.
3. Il lavoro per ricostruire il testo.
Data la presenza delle varianti, ci si può domandare: è possibile ricostruire il testo originale così come è uscito dalle mani degli autori?
La critica testuale è la scienza-arte che cerca di ricostruire il testo originale o, per lo meno, di arrivare il più possibile vicino ad esso. Gli studiosi del testo lavorano così:
a) cercano di ridurre l'enorme numero di manoscritti a pochi, sufficientemente autorevoli; studiano le varianti in modo da raggruppare i manoscritti per "famiglie", poi cercano di individuare i manoscritti "capostipiti" (circa una settantina), da cui sono derivati gli altri.
b) confrontano questi "capostipiti": se presentano tutti lo stesso testo, esso viene accolto; se ci sono differenze, cercano di stabilire, mediante opportuni criteri, quale potrebbe essere il testo scritto dall'autore (indicando in nota le varianti degli altri manoscritti, ad uso degli studiosi);
c) producono poi un'edizione "critica".
Ultime in ordine di tempo sono quelle del protestante E. Nestle - 1ª edizione 1898; 27ª edizione 1969 - e del cattolico A. Merk.
4. I risultati
Applicando alcuni criteri ormai comunemente accettati dagli studiosi, possiamo oggi affermare di avere un alto grado di probabilità di leggere il testo del Nuovo Testamento così come è uscito dalle mani degli autori e la sicurezza quasi totale di possedere il testo come girava nel III secolo. I vari studi degli ultimi 150 anni, fatti sia in campo protestante che cattolico hanno portato a risultati quasi del tutto concordi.
Ma chi veramente assicura che il testo si sia conservato sostanzialmente integro è la Chiesa (intesa come l'insieme di tutti i cristiani), la quale fin dalla metà del II sec. si è preoccupata di controllare le copie che venivano man mano confezionate, in modo da verificarne la conformità ai testi più antichi, quegli stessi testi che venivano costantemente letti nelle varie comunità ed erano quindi assai ben conosciuti. E che la Chiesa abbia usato un ottimo controllo è dimostrato anche dal fatto che i numerosi manoscritti scoperti in questo secolo non fanno che confermare il testo ricostruito precedentemente dagli studiosi.
Per studiare il cristianesimo per quello che è, senza inventarlo, occorre quindi basarsi soprattutto sui testi del Nuovo Testamento, sapendo che di esso possediamo oggi un testo assai vicino all'originale.
