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Introduzione agli scritti cristiani

Le testimonianze di autori non cristiani del I e II sec., attestano che Gesù è esistito (nel I sec.), e che egli è il fondatore del Cristianesimo. Ma i dati forniti sono insufficienti per conoscere bene il pensiero di Gesù ed i fatti della sua vita. L'ideale sarebbe possedere qualche scritto di Gesù, ma siccome non risulta (almeno per ora) che ce ne siano, dobbiamo rivolgerci agli scritti (e sono molti) dei suoi discepoli.

Ci limitiamo ai documenti cristiani del I e II secolo; quelli posteriori sono troppo lontani dai fatti per offrirci garanzie di sufficiente attendibilità storica. Purtroppo di tali documenti (come pure degli scritti degli storici non cristiani) non possediamo i testi originali, ma solo copie manoscritte; le più antiche, allo stato attuale delle ricerche, sono del III secolo. C'è pure un manoscritto del II secolo, il P52, ma molto piccolo e perciò poco utile ai fini della ricostruzione del testo.)

Ora si sa che, copiando a mano dei documenti, si possono commettere errori. Viene perciò spontanea la domanda: Possiamo ricostruire i testi così come sono usciti dalle mani degli autori? È il problema della trasmissione del testo. Analizzando poi i libri antichi in nostro possesso, vediamo che non tutti avevano la stessa importanza nelle comunità cristiane. Infatti di alcuni di essi possediamo migliaia di copie (circa 5200) scritte fra il III ed il XV sec., mentre di altri possediamo solo poche copie e a volte neppure complete. Ciò si spiega perché i primi erano letti in pubblico nelle varie Chiese cristiane e perciò fu necessario moltiplicarne le copie, e così una parte di esse è sopravvissuta all'usura del tempo, mentre i secondi no.

Sorge quindi un altro problema: Perché gli uni erano (e sono tuttora) letti in pubblico nelle liturgie cristiane e gli altri no? È il problema del canone = elenco dei libri ufficiali cristiani. I documenti per rispondere a questa domanda non sono molto abbondanti, ma sufficienti per avere una risposta accettabile.

I libri nelle prime comunità (I - II sec.)

1. Perché nascono

Dal momento che cristiano è chi si impegna a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, occorre che possa conoscerne il pensiero genuino. Poiché Gesù non ha scritto nulla che sia giunto a noi (per ora), i primi cristiani si rivolgevano agli apostoli, testimoni di quanto Gesù aveva detto e fatto (cfr 1 Gv 1,1).

Gli apostoli erano dunque la norma viva della fede cristiana, poiché raccontavano gli insegnamenti di Gesù. Ma poiché gli apostoli stavano morendo, fu necessario affidarsi sempre più a libri che, in qualche modo, risalissero a loro.

Scomparsi i testimoni oculari, non sarebbe stato più possibile controllare la veridicità di quanto veniva predicato su Gesù. Inoltre, col diffondersi del Cristianesimo, non era più così facile incontrare qualche apostolo, per verificare l'autenticità della predicazione (cfr prologo del vangelo di Luca, 2 Pt 3,15-16, Col 4, 16).

Questi scritti cristiani si leggevano nelle riunioni comuni, assieme ai testi dell'Antico Testamento, che già erano letti nelle sinagoghe ebraiche. Ma al tempo in cui furono composti non erano ancora giudicati "Sacra Scrittura". Per i primi cristiani Sacra Scrittura era l'Antico Testamento.

2. Autori

Molti di questi scritti sono attribuiti direttamente o indirettamente (a volte anche falsamente) agli apostoli, la cui autorità nelle Chiese cristiane era indiscussa. Ad essi infatti i cristiani avevano creduto, perché testimoni della vita di Gesù (il fondatore in radice del Cristianesimo) e proprio sulla loro testimonianza erano sorte le Chiese.

* Molti libri portano il nome di apostoli: vangelo secondo Matteo, secondo Giovanni, lettere di Paolo, ecc.

* Già nei primi anni dell'attività di Paolo però alcuni tentarono di diffondere delle lettere falsamente attribuite a lui (cfr 2 Tess. 2,1-2: 3,17).

* Conosciamo parecchi vangeli e lettere attribuiti ad apostoli, ma non accettati dalla Chiesa (apocrifi): vangelo di Giacomo, di Pietro, di Tommaso

3. Nuovi libri

Si scrivevano anche nuovi libri. Fra essi bisogna distinguere due gruppi:

* scritti che, pur senza pretendere di risalire agli apostoli, avevano autorità simile a quella degli scritti che fanno oggi parte del Nuovo Testamento. Sono chiamati Padri Apostolici, perché i loro autori hanno conosciuto gli apostoli;

* scritti, piuttosto fantasiosi o ricchi di dottrine strane, sorti dal desiderio di colmare le lacune dei vangeli canonici, falsamente attribuiti agli apostoli, allo scopo di aumentarne l'autorità. Sono detti Apocrifi o Pseudoepigrafi. Poiché tali libri aumentavano rapidamente, nacque il problema di controllarne l'attendibilità.

4. Copie

Di alcune lettere venivano fatte copie fin dall'origine. Si presentano infatti come "circolari" destinate a varie comunità. È lecito supporre che anche di tutti gli altri scritti apostolici, data la loro importanza per la fede, si facessero copie che circolavano fra le Chiese. Di qui la spontanea e graduale formazione di raccolte di scritti. Ma ciò non impediva che fosse tramandato ancora a voce l'insegnamento di Gesù e che spesso questa tradizione orale avesse maggior peso di quella scritta. Lo sappiamo per es. da Papia di Gerapoli, II sec (in Eusebio, St. Eccl.III, 39,15): presso gli antichi erano pochi quelli che sapevano leggere e che i libri erano molto costosi. La cultura si tramandava essenzialmente per via orale.

(continua: Il canone del Nuovo Testamento)