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La Chiesa comunità dei cristiani
I cristiani chiamano Chiesa (visibile) l'insieme dei discepoli di Gesù cioè l'insieme di coloro che ritengono che Gesù sia il Cristo, il portavoce di Dio.
1. La natura della Chiesa
Chiesa (dal greco ekklesía = convocazione, assemblea):
* convocazione da parte di chi? da parte di Dio, attraverso Gesù
* convocazione di chi? di tutti gli uomini
* convocazione per fare che cosa? per accettare di vivere coscientemente da figli di Dio
Coloro che accettano formano la Chiesa
Il Nuovo Testamento presenta la Chiesa come l'effetto di due atti:
- la chiamata di Dio
- la risposta positiva dell'uomo.
a) La chiamata di Dio
Gesù risorto, proclamandosi figlio di Dio, rivela che Dio è Padre, non solo suo,
a anche Padre di tutti gli altri uomini (Ef 4,6). Paolo chiama questa realtà "il mistero
di Dio": Dio ha destinato tutti gli uomini ad essere la sua famiglia, li convoca
(ekklesía = convocazione, assemblea) nella sua casa, perché siano suoi figli.
Questo "mistero" è stato rivelato da Gesù (Cfr. Ef 3,4-7, Gv 10,14-16).
Tutti dunque sono "chiamati" a far parte della famiglia di Dio, anche se solo i
cristiani lo sanno dalla rivelazione di Gesù.
b) La risposta positiva dell'uomo
La persona che ha ricevuto l'evangelizzazione ed accetta di diventare discepolo di Gesù, entra a far parte del gruppo dei cristiani, la Chiesa (cfr. Atti di apostoli).
- Fondatore e capo di tale comunità è Gesù (Ef 1,22).
- Capi, scelti da Gesù: gli apostoli (Mt 10,1-4; Mc 3,13-19; Lc 6,12-16; Gv 13,18; 15,16).
- Membri della Chiesa: tutti coloro che, fidandosi della predicazione dagli apostoli,
si impegnano esplicitamente a prendere Gesù come unico maestro della loro vita.
- Segno dell'adesione alla Chiesa: il battesimo.
- Documentazione essenziale: Mc 16,15-16, Mt 28,16-20.
2. L'organizzazione della Chiesa
Una comunità deve avere un minimo di organizzazione. Anche la Chiesa se ne è data una,
costituendosi dei capi (gerarchia o clero) e delle strutture (edifici detti chiese).
Tale organizzazione si è evoluta durante i secoli.
L'INTERPRETAZIONE del "vangelo" di Gesù
(l'infallibilità della e nella Chiesa)
Il cristiano deve seguire l'insegnamento di Gesù. Ma:
- Gesù ha parlato in ebraico/aramaico, e per i suoi contemporanei,
- il Nuovo Testamento è giunto a noi scritto in greco,
- ogni testo scritto va interpretato.
Sono perciò sorti presto nella Chiesa due problemi:
* come stabilire il senso esatto dell'insegnamento di Gesù?
* come attuarlo in caso di situazioni nuove?
In altre parole: chi ha l'autorità di interpretare in modo sicuro il pensiero di Gesù?
a) La testimonianza dei primi cristiani
Per conoscere oggi il pensiero di Gesù di Nazareth, non possiamo rivolgerci direttamente a Lui,
poiché non possediamo documenti scritti da Lui; dobbiamo allora rivolgerci a coloro che furono
vicini a Lui e che divennero i fondatori del cristianesimo: gli apostoli.
Molti di essi però hanno preferito raccontare a voce i fatti e i detti di Gesù, anziché scriverli.
Coloro che hanno ascoltato gli apostoli ed hanno creduto alla loro parola sono diventati cristiani
e, pur non avendo conosciuto Gesù, si sono messi a loro volta a predicare ad altri il suo vangelo,
così come essi stessi lo avevano imparato dagli apostoli. Si è creata in questo modo una tradizione
orale su Gesù, tradizione che si è sviluppata nell'arco di almeno venti anni.
Alla radice di questa tradizione c'era comunque l'insegnamento degli apostoli, i quali erano in grado di intervenire per correggere eventuali deviazioni, rettificare errate interpretazioni, completare lacune. Questa tradizione, comunemente chiamata "costitutiva", è in quanto l'unica sostanziale fonte delle nostre conoscenze su Gesù e termina con la morte dell'ultimo apostolo. Dopo infatti non può più essere accolta nessuna affermazione "nuova" su Gesù, in quanto non potrebbe più esserne controllata la veridicità. Inizia il tempo della tradizione conservativa (orale o scritta) che può solo tramandare l'insegnamento di e su Gesù.
Sorsero anche e cominciarono a circolare nelle comunità cristiane vari scritti,
- o di apostoli che erano stati con Gesù fin dall'inizio,
- o di Paolo che si era convertito dopo la morte di Gesù e che confermava di averlo visto
risorto,
- o di discepoli che avevano raccolto direttamente l'insegnamento orale
di qualche apostolo.
La necessità di mettere per iscritto le tradizioni su Gesù nasceva anche dal fatto che gli apostoli cominciavano a morire e c'era rischio che il loro insegnamento venisse travisato o manipolato. Per evitare questo, sorsero e vennero divulgati gli scritti di apostoli o di discepoli diretti di apostoli. Di qui sorgerà il Nuovo Testamento.
Poiché questi scritti sorsero all'interno di comunità cristiane che avevano udito gli apostoli, qualora avessero contenuto qualcosa di diverso dalla tradizione apostolica, venivano guardati con sospetto e rifiutati. Così successe per almeno una lettera falsamente attribuita a Paolo (cfr. 2 Tess. 2,1), per tutti i vangeli dichiarati "apocrifi", per la Didachè, ecc.
Furono dunque le comunità cristiane a giudicare quali fossero i libri da accettare come
vincolanti
per la fede, e lo fecero in base alla conformità di essi con la tradizione orale apostolica.
La fede cristiana perciò non poté fondarsi sul Nuovo Testamento, ma sulla Tradizione (di cui
il Nuovo Testamento era certamente una parte), perché:
- almeno da vent'anni, il cristianesimo c'era già, senza che ci fossero i libri che poi formeranno
il N.T.;
- non era scritto nella Bibbia quali fossero i libri della Bibbia.
I libri del N.T. contengono la genuina tradizione apostolica su Gesù. Ma si può accettare ciò, solo se si dà fiducia alla Chiesa del I-II secolo, che abbia selezionato bene questi libri e li abbia garantiti e tramandati lungo i secoli.
b) La testimonianza degli apostoli su Gesù
Leggendo ora i documenti del Nuovo Testamento, si vede che il punto fondamentale che gli apostoli
hanno tramandato su Gesù è la sua resurrezione. Per gli apostoli, la risurrezione di Gesù non è
solo importante come fatto realmente successo, ma anche come garanzia data da Gesù stesso per
essere creduto quando diceva di essere Figlio di Dio e di portare la parola di Dio.
Atto di fede negli apostoli è essenzialmente accogliere questa testimonianza.
Chi sceglie di dar fiducia agli apostoli, quando trasmettono il fatto eccezionale della
risurrezione di Gesù, non ha più difficoltà a fidarsi di loro per tutto quanto raccontano
su Gesù. Perciò accetta che gli apostoli abbiano
1. tramandato in modo sostanzialmente fedele i fatti e i detti di Gesù;
2. interpretato correttamente il senso delle sue parole (anche nell'adattarle alle
esigenze delle varie comunità in cui le hanno predicate);
3. Detto il vero affermando che Gesù parlava a nome di Dio (profeta) e quindi
portava la verità di Dio.
Ciò vale anche per Paolo, in quanto le comunità del I-II secolo hanno accettato i suoi scritti al pari di quelli degli altri apostoli (cfr. 2 Pt 3,15-16).
c) Le risposte del Nuovo Testamento
Alla domanda: Chi ha autorità di interpretare in modo sicuro il pensiero di Gesù? il N.T.
risponde:
1. Lo Spirito santo
Interprete autorevole del pensiero di Gesù è lo Spirito Santo, dato da Gesù risorto ai
discepoli (cfr. Gv 14,16-26; Gv 16, 13).
2. La coscienza del cristiano
Lo Spirito Santo opera anzitutto attraverso la coscienza del cristiano. Il cristiano infatti
ha ricevuto lo Spirito di Gesù e perciò sa come attuare il pensiero di Gesù (Cfr. Atti 2,38-39;
8,14-17; Rom 8, 9-11).
3. La Chiesa
La coscienza però non è la norma ultima per interpretare con sicurezza il pensiero di Gesù.
Essa infatti può avere dei dubbi (cfr. Rom 14, 23).
Tale autorità invece Gesù l'ha data alla Chiesa, intesa come l'insieme di tutti i cristiani,
non solo come gerarchia. Spesso infatti chi dice: "La Chiesa ha sbagliato qui o là" intende
parlare di qualche membro della gerarchia. Se invece volesse proprio intendere tutta la Chiesa
dovrebbe dimostrarlo. Inoltre non è chiaro in base a quale metro dice che la Chiesa sbaglia.
La tradizione cristiana ha sempre creduto che la Chiesa abbia l'autorità che agendo dimostra
di avere.
In particolare l'autorità di interpretare l'insegnamento di Gesù fu data
a) agli apostoli che erano la fonte autentica per interpretare tale insegnamento. Egli infatti
aveva detto loro:
"Chi riceve voi riceve me e chi riceve me riceve Colui che mi ha mandato" (Mt 10,40).
"Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me; chi poi disprezza me,
disprezza
Colui che mi ha mandato" (Lc 10,16).
Ma, dopo la morte degli apostoli, a chi riferirsi per avere un'interpretazione autentica?
b) ai discepoli, cioè alla Chiesa
Il Nuovo Testamento riconosce l'autorità di interpretare infallibilmente il pensiero di Gesù alla Chiesa, cioè all'insieme dei discepoli di Gesù (cfr Mt 18,18; Gv 5,18; 1 Tim 3,15; 1 Tess 4,2-8; 1 Gv 2,27).
