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Chi è il cristiano

Cristiano è colui che ha deciso di

1. prestare fiducia alle comunità cristiane (Chiesa), che presentano il Nuovo Testamento come l'autentico insegnamento degli apostoli, fedelmente tramandato ed interpretato (tradizione orale e tradizione scritta).
2. prestare fiducia agli apostoli, che stanno all'origine della tradizione: che abbiano visto e riferito bene quanto Gesù ha fatto e detto, in particolare la sua risurrezione.
3. prestare fiducia a Gesù, i cui fatti e detti costituiscono il contenuto della tradizione; accettare che Gesù sia veramente ciò che ha detto di essere: il Figlio di Dio, il maestro, la via, la verità e la vita. La garanzia portata da Gesù per essere creduto è la sua risurrezione.
4. comportarsi come Gesù ha insegnato
5. diventare membro della Chiesa con i sacramenti, in particolare il battesimo.

In sintesi: CRISTIANO = DISCEPOLO DI CRISTO, colui che ha deciso di assumere il modo di vivere del maestro che si è scelto liberamente.

Tutto il Nuovo Testamento è una grande riflessione per dire chi è e come deve comportarsi il cristiano. Ecco, tra i tanti, tre testi significativi:

* Atti di apostoli (cap. 2):
"Cambiate mentalità e sia battezzato ciascuno di voi nel nome di Gesù Cristo ...".
Il battesimo (immersione in acqua) era, presso gli ebrei, un rito di purificazione o anche il segno con cui una persona dichiarava di voler diventare discepolo di un maestro (rabbino) e questi lo accettava. Perciò essere battezzati "nel nome di Gesù Cristo" significava diventare suoi discepoli.

"Quelli dunque che accolsero la sua parola, furono battezzati. Erano poi assidui all'insegnamento degli apostoli, alla comunione (= vita comune), allo spezzare del pane (eucaristia) ed alle preghiere".

Dunque cristiano è colui che sceglie Gesù come maestro di vita. Diventa "discepolo" di Gesù e lo esprime col battesimo.

* Lettera di Paolo ai Colossesi (cap. 2 - 3):
"Con-sepolti con lui (Cesù Cristo) nel battesimo, in lui anche foste con-risuscitati mediante la fede della potenza del Dio che lo destò dai morti;"

Il battesimo è il segno della immersione nella morte-risurrezione di Gesù: accettandolo, il cristiano manifesta di credere nella potenza di Dio, capace di liberarlo da morte. Siccome, nella mentalità ebraica, legge-peccato-morte sono tre realtà strettamente unite, Gesù, vincendo la morte, ha vinto anche il peccato e la legge. Paolo combatte l'idea di una salvezza che viene all'uomo dalle sue opere. Il peccato è l'autosufficienza dell'uomo che vuole sganciarsi da Dio.

Lettera di Paolo ai Romani (cap. 14): partendo da un caso particolare, Paolo teorizza il principio della coscienza: ognuno deve imitare Gesù come è in grado di conoscerlo. Ciò che conta davanti a Dio non è l'azione che si fa, ma il movente. Tuttavia la libertà cristiana non è arbitrio (cfr. Gal 5,13).

Morale cristiana

* imitare Gesù (aspetto oggettivo) così come lo presenta presenta la comunità cristiana (apostoli)

* secondo la conoscenza di lui (aspetto soggettivo). Però la coscienza non è autonoma, ma illuminata da Gesù.

La "legge" di Gesù: l'amore

La legge di Gesù, "legge dello Spirito" (Rom 8,2) è una legge nuova. Non si distingue da quella mosaica (e dalle altre leggi), perché propone un ideale di vita più elevato, od offre una salvezza a minor prezzo. La differenza sta nella natura stessa della legge dello Spirito: non è un codice di comportamento esteriore, ma un principio di azione interiore (Rom 8,14 ss).

Il cristiano non agisce più per un'imposizione esterna (morale da schiavi), ma liberamente, per amore (morale da figli) (1 Gv 3). L'amore è affidarsi a Dio come Padre (Rm 13,8-10). Dove c'è questo amore, non c'è più bisogno di alcuna legge esteriore. Il cristianesimo non è una morale della legge (che vede Dio come un esattore delle imposte), ma dell'amore. Il principio della morale cristiana è l'imitazione di Gesù per amore, il superamento di ogni legge esterna all'uomo.

Vita cristiana e leggi esterne

Superamento della legge non significa abolizione. Il cristiano è libero dalla legge? Paolo e tutto il N.T. emanano leggi. A che servono le leggi nel cristianesimo?

a) A rivelare al cristiano quand'è che non è più vivificato dallo Spirito (cfr. 1 Tim 1,9);
b) ad aiutare e orientare la coscienza dei credenti (non a sostituirsi ad essa) (cfr. Gal 5,17).

La libertà del cristiano sulla terra sarà sempre imperfetta: accanto all'amore (elemento principale, il solo che giustifica), resterà sempre la legge (elemento secondario, incapace di giustificare, come lo era legge antica).

La vita umana alla luce della risurrezione di Gesù

1. Il senso della vita: la risposta della ragione

Ogni uomo si pone il problema del senso della vita e ritiene che una giusta risposta a tale problema lo realizzi completamente e lo renda felice.
Il mezzo primo che ha per risolverlo è la sua ragione: nascono così alcuni princípi di comportamento che costituiscono la morale naturale. Ma la sua ragione non è in grado di capire tutto. Per verificare l'esattezza della sua risposta o farsene suggerire una, l'uomo tende ad affidarsi a maestri che ritiene più esperti di lui (insegnanti, psicologi, filosofi, saggi,). Ma nemmeno le loro risposte gli garantiscono una sicurezza, perché

- il maestro può non aver afferrato bene il problema;
- non ha un'esperienza completa della vita (non avendo ancora fatto l'esperienza della morte);
- i suoi consigli possono non essere disinteressati.

2. La risposta cristiana: imitazione di Gesù

Se l'uomo accetta di credere che Gesù è risorto e decide di fidarsi di lui, molte domande sul senso della vita trovano la risposta. Ciò significa credere che:

1. Egli è quello che aveva detto di essere, cioè il Cristo, il Figlio di Dio, il Maestro unico, la via-verità-vita;
2. ha un'esperienza totale della vita e della morte umana
3. La risurrezione, avverrà anche per tutti gli altri uomini: se vivono come Lui sarà una risurrezione di vita; se vivono in opposizione a lui una risurrezione di condanna (Gv 6; 2 Cor 4-5; 1 Cor 6,14). In conclusione, secondo il cristianesimo, per realizzare la propria vita l'uomo deve imitare Gesù e vivere come egli ha insegnato ed è vissuto.

Senso della vita = COMPORTARSI COME GESÙ

S'intende un'imitazione non formale o esteriore, ma imitare il suo atteggiamento di spirito. Gesù ha posto dei principi dai quali il cristiano deduce come comportarsi concretamente.
Può essere che partendo dai medesimi principi, un cristiano ricavi una linea di comportamento e un altro, una diversa. L'importante è che ognuno sia in buona fede (Rom 14) e abbia la volontà di confrontarsi con gli altri cristiani.

Qui sorge il rischio (molto reale) di soggettivismo, che consiste nel crearsi un proprio modello-Gesù, addomesticato secondo il proprio comodo e le proprie vedute.
Il cristiano supera questo pericolo accettando Gesù come lo presenta la Chiesa.
Ma come è vissuto Gesù?
Dalla predicazione apostolica depositata nel Nuovo Testamento (unico modo di sapere oggi qualcosa su Gesù), apprendiamo che Egli ha obbedito sempre e in tutto a Dio fino alla morte (Fil 2,7-11).
La vera realizzazione dell'uomo sta quindi nell'obbedienza totale a Dio fino alla distruzione del proprio egoismo, distruzione apparente, perché proprio dalla distruzione di ciò che è soltanto umano nasce la vita vera, non più soggetta alla schiavitù del tempo.

3. Morale umana (naturale) e morale cristiana (rivelata).

Come si fa a conoscere la volontà di Dio?
Gli apostoli rispondono: Dio ha parlato attraverso la creazione (Rom 1), l'Antico Testamento e, definitivamente, la vita e l'insegnamento di Gesù (Ebr 1). L'obbedienza a Dio consiste perciò, per il cristiano, nell'imitare Gesù domandandosi nei problemi quotidiani: se Gesù fosse qui ora, al mio posto, come si comporterebbe?
Ognuno deve dare la sua risposta, comportandosi secondo la conoscenza di Gesù che ha nel momento in cui sta per agire (coscienza cristiana).
Gesù è il modello di ogni uomo. Il principio fondamentale della morale naturale umana si può formulare così: ognuno deve comportarsi secondo la verità che ha scoperto, cioè secondo la sua coscienza e si salva (si realizza pienamente), se agisce in buona fede, convinto di fare bene.

Quale allora la differenza fra la morale naturale e quella cristiana, rivelata da Dio attraverso Gesù?

Il principio della morale cristiana si presenta come una specificazione del principio più generale della morale umana:

* Ogni uomo deve comportarsi secondo la verità che ha scoperto (morale naturale umana).
* Il cristiano crede a Gesù che ha detto di essere la verità
* Quindi il cristiano deve comportarsi secondo Gesù, così come l'ha scoperto (morale cristiana). Secondo il cristianesimo, ci sono quindi due modi di imitare Gesù:

a) implicito = comportarsi secondo la verità scoperta (morale naturale, propria di chi o non conosce Gesù o ritiene che non sia la verità);
b) esplicito = seguire dichiaratamente gli insegnamenti di Gesù, portavoce di Dio (morale rivelata da Dio, propria del cristiano).

Il peccato

La scelta cosciente di agire contro la verità scoperta si chiama peccato. E questo, secondo il cristianesimo, vale per ogni uomo.

Per il cristiano il peccato è il rifiuto cosciente e volontario di seguire Gesù. L'insegnamento cristiano dice che il peccato è nel cuore dell'uomo, è una decisione interiore, non l'atto esterno.

Occorre ancora distinguere fra peccato e reato:

- peccato è l'opposizione lucida alla verità scoperta (opposizione all'ordine morale) ed è una decisione interiore, che può anche non manifestarsi all'esterno attraverso atti.
- il reato è l'agire contro una legge esterna (violazione dell'ordine giuridico) ed è quindi un atto esterno, controllabile e valutabile da altri. Sono due realtà indipendenti: ci può essere l'una senza l'altra.

Nulla di nuovo:
la Chiesa ha sempre insegnato che la norma prossima dell'agire è la coscienzae che perché ci sia peccato ci vuole
* materia grave (elemento oggettivo)
* piena avvertenza (elemento soggettivo)
* deliberato consenso (elemento soggettivo)

(continua: La Chiesa comunità dei cristiani)