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(A. Merini in www.poetilandia.it)

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La ragione cerca la fede

No, non è ammissibile assolutamente che Dio odii in noi proprio quella facoltà per la quale ci ha creati superiori a tutti gli altri esseri viventi; non è ammissibile, lo ripeto, che il nostro atto di fede escluda ogni spiegazione o ricerca razionale; e questo perché non potremmo nemmeno credere, se non avessimo un'anima razionale.

Che per determinati punti della dottrina della nostra salvezza (punti che noi non siamo ancora in grado di comprendere razionalmente, ma lo saremo un giorno) l'atto di fede preceda la conoscenza razionale, e nell'atto di fede il cuore si purifichi, tanto da poter accogliere in sé e sopportare la luce d'una altissima conoscenza razionale, è senza alcun dubbio un fatto perfettamente ragionevole. E perciò ragionevolmente fu detto dal profeta: "Se non crederete, non comprenderete".

Chiaro che con queste parole egli ha distinto fede e conoscenza e ci ha consigliato di credere prima di tutto, per essere in grado di comprendere le verità che abbiamo creduto.

Dunque secondo ragione ci è comandato che l'atto di fede preceda la ragione.

Infatti, se questo comando non è secondo ragione, allora è contro ragione: ma questo è assurdo! E se è ragionevole che la fede preceda una conoscenza razionale tanto grande, che ancora non ci è possibile accoglierla, non c'è dubbio che un atto razionale, per quanto minimo, precede a sua volta l'atto di fede e ci persuade ad esso.

Perciò l'Apostolo ci ricorda che noi dobbiamo essere pronti a rispondere a chiunque ci chieda conto della nostra fede e della nostra speranza. Infatti, se uno, che è ancora estraneo alla fede, mi chiede conto della mia fede e della mia speranza, e vedo che non può comprendere prima di credere, gli do appunto conto di questo fatto, perché, se gli è possibile, riesca a capire quanto intempestivamente chiede la spiegazione di cose, che non può comprendere.

Ma se, divenuto ormai fedele, mi chiede ragione per leggere nell'intimo di ciò che già crede, io devo allora scrutare la sua capacità, sicché, in forza della spiegazione data secondo la sua capacità, ottenga dalla sua fede quella comprensione che può, maggiore se capisce di più, minore se capisce di meno; salvo restando tuttavia il principio che non dovrà allontanarsi dalla via della fede finché non raggiunga la pienezza e la perfezione della conoscenza.

(Sant'Agostino Vescovo - dalla rivista "Il Seme" - autunno 2000)
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