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Il concetto di Provvidenza

Si potrebbe dire: ma Dio non poteva fare le cose più perfette fin dall'inizio? In realtà è la creatura che non può accogliere la perfezione fin dall'inizio, perché emerge dal nulla. Ora riusciamo a capire bene in questa prospettiva il problema del male e del caos.

In un dialogo serrato e intenso tra il filosofo francese ateo Revel e suo figlio, quest'ultimo, educato dal padre all'ateismo, a ventisei anni lascia una brillante carriera di biologo per diventare monaco buddista tibetano. Il padre a vent'anni da questa decisione del figlio, ha voluto approfondire tale decisione che lo aveva sconvolto. Il figlio aveva una brillante carriera davanti, era all'istituto Pasteur di Parigi, aveva ricevuto una borsa di studio per andare ad approfondire i suoi studi di biologia molecolare negli Stati Uniti, ha mollato tutto per farsi monaco buddista!?! Il padre è andato nel Nepal per incontrare il figlio e a porgli questa domanda: Perché mai hai preso questa decisione? Hanno svolto un fitto dialogo e poi l'hanno continuato qualche anno dopo quando il figlio è venuto in Europa per far da traduttore al Dalai Lama. Da questi incontri ne è nato un libro poi tradotto a Vicenza da Neri Pozza, intitolato Il Monaco e il Filosofo.

Uno dei problemi che viene affrontato in questo dialogo, e che volutamente non trova una soluzione, è quello dell'esistenza del "male". Il padre, ad un certo punto del colloquio, chiede al figlio come egli veda il problema del male e dice: "Ci si tormenta cercando di spiegare che l'apparizione del male nel mondo, non è dovuta a Dio stesso, ma a tutta una serie di fattori accidentali. Ora delle due cose l'una o Dio è onnipotente ed è responsabile del male, o non è onnipotente e allora non è Dio". Si tratta dell'argomento che riprende, citandolo, quello che portò Voltaire nel Candido in occasione del terremoto che distrusse Lisbona nel 1793.

Quella proposto dal padre è l'illustrazione ironica di quello che è veramente un problema insolubile. Perché se noi ci poniamo nella prospettiva statica è veramente un problema insolubile. Il figlio infatti commenta: "È appunto uno dei ragionamenti utilizzati dal buddismo, per respingere l'idea di un creatore onnipotente".

In realtà nell'orizzonte statico che caratterizzava la cultura del secolo XVIII quando Voltaire scriveva, il problema del male era realmente un mistero insolubile. Bisognava dire: "Non sappiamo, non riusciamo a capire, Dio avrà le sue ragioni" e così via... Oggi non è più così. Perché nella prospettiva dinamica ed evolutiva, si comprende come l'azione creatrice di Dio che pur rimanendo in sé è onnipotente non può annullare il limite e l'insufficienza della sua creatura, e nemmeno il caos che esiste nel processo evolutivo e questo proprio perché la perfezione è alla fine. O Dio toglie il tempo, annullando il processo, ma allora non esiste altro che Dio; oppure ammette che la creatura esiste necessariamente tempo, cioè nella successione degli eventi e ciò perché la creatura non è in grado di accogliere in un solo istante, in una sola situazione il dono che gli è offerto, la forza creatrice. L'uomo è tempo in questo senso.

Allora si comprende che nel processo non si esplica l'onnipotenza, essa è solo al termine del processo stesso quando il tutto è pienamente realizzato e la perfezione compiuta. Nel processo c'è l'imperfezione, l'inadeguatezza, per questo Teillard De Chardin morto nel 1955, scriveva: "La mia risposta a questo problema, il più angosciante che vi sia per lo spirito umano, è la seguente: non solo nell'universo il problema del male non presenta particolare difficoltà, ma anzi trova la sua soluzione teorica più soddisfacente, e anche l'avvio di una soluzione pratica. Il male cessa teoricamente di essere uno scandalo in tutte le sue forme: fisico, morale, sofferenza e così via. Poiché l'evoluzione diventa una genesi, e quindi la creazione è continua, l'immensa sofferenza del mondo appare come il risvolto inevitabile, o meglio ancora come la condizione, ancor di più esattamente, il prezzo di un immenso successo. È cioè lo scotto che paghiamo, perché la forza creatrice possa donarci interamente la ricchezza a cui ci vuole chiamare".

Quando ci mettiamo in questa prospettiva, allora comprendiamo l'altra legge che è collegata a questa legge fondamentale nell'ambito cristiano, e che rappresenta il centro della nostra fede, cioè la legge dell'incarnazione.

(tratto da: Il concetto di Provvidenza nella teologia contemporanea - Carlo Molari in Rivista di Studi Calabriani 2/2001)
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