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Dio, il mondo, la fede

Si dice che l'uomo scopre sempre più le proprie tracce e sempre meno quelle di Dio in questo mondo continuamente trasformato dalle sue mani. Mentre l'uomo sembra prendere progressivamente possesso del mondo, il Dio della tradizione cristiana sembra nascondersi sempre più, sembra sfuggire dall'orizzonte della ricerca umana.

Pare ormai tramontata tuttavia l'idea che il progresso della scienza e della tecnica avrebbe trasformato Dio in una ipotesi inutile. Diversamente a ieri, entrambe si presentano come sofisticate attività dell'uomo che non si possono porre né per né contro Dio. Anzi, proprio dei dati messi in luce oggi dalla scienza inducono a porre quelle domande che, pur appartenendo a un altro ordine, proprio delle scienze dello spirito, aprono cammini verso questo Dio nascosto, quali ad esempio:

* L'universo non si può interamente spiegare attraverso l'ipotesi del caso; non potrebbe essere forse il risultato di un progetto?
*Come si spiega un universo dotato di tanta potenza da essere stato capace di organizzare la materia fino a renderla adatta a supportare le funzioni intellettuali di altissimo livello che troviamo nell'uomo?
*Come mai l'evoluzione si è orientata nell'unica direzione possibile per far emergere la vita?

L'universo si presenta allo stesso uomo di scienza con dei dati che fanno pensare. Un mondo che si mostra «sensato» induce a porre la domanda fondamentale: «perché è sensato?» E di conseguenza: «esiste un Datore di senso?»

Non è una questione secondaria per chi sente la necessità di dare un senso alla realtà e alla propria vita, sia esso credente o non credente.

La riflessione sull'organizzazione dell'universo, sull'emergere della vita e della stessa coscienza umana, tutti fenomeni che comportano un salto di qualità nella corrente dell'evoluzione, pone la domanda se a tutto ciò vi sia una causa adeguata.

Il mondo è frutto del caso oppure è creato da Dio? È esistito da sempre, è venuto dal nulla o deriva da un Essere che l'ha fatto esistere? È il risultato di un capriccio oppure esiste per un fine, per un progetto superiore?

Farsi queste domande significa aprire uno dei possibili cammini verso Dio e rispettare appieno la dignità dell'uomo che è naturalmente condotto a interrogarsi.

Quando poi Dio scende su una delle strade che l'uomo percorre spesso «a tastoni», nasce l'incontro. Nel Dio colto nella fede, l'ipotesi esplicativa diventa la forza persuasiva. Dio si rende manifesto senza tuttavia mostrarsi in tutta la sua evidenza: se egli imponesse la sua presenza, che ne sarebbe della libertà dell'uomo di conoscerlo, di amarlo? «Dio, nessuno l'ha mai visto, tanto meglio altrimenti il credente sarebbe condannato a rifarsi di continuo a quella visione; questa assenza fonda la sua libertà, la sua responsabilità. Senza quell'assenza non ci sarebbe possibilità di storia, di evoluzione, né di vera scelta. Perché gli uomini possano diventare attori del loro avvenire, bisogna che siano liberi da ogni presenza invadente.

La fede non può mai essere riposo, è invece ricerca, iniziativa, avventura»

(A. Patin)
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