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La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità.

E' Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso

(Giovanni Paolo II, Fides et Ratio)

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Dobbiamo gridare al mondo questa speranza

"Dio è con noi", cioè dalla parte dell'uomo, suo amico e alleato contro le forze del male. Dio non ha riconciliato il mondo a sé per abbandonarlo poi al nulla; non ha promesso di rimanere con noi fino alla fine del mondo, per poi ritirarsi, da solo, nel suo cielo, quando questa fine arriverà.

Alcune inchieste hanno rivelato che ci sono, anche tra i credenti, persone che credono in Dio, ma non in una vita per l'uomo dopo la morte. Ma come si può pensare una cosa del genere? Cristo, dice la Lettera agli Ebrei, è morto per procurarci "una redenzione eterna" (Ebr 9,12). Non una redenzione temporanea, ma una redenzione eterna. "Perché stentare a credere che gli uomini vivranno davvero un giorno con Dio - diceva alla gente sant'Agostino in un discorso del Venerdì Santo - quando vediamo che si è verificato già un fatto molto più incredibile di questo, e cioè che Dio è morto per gli uomini?" (S. Agostino, Discorsi, 218C,1 - SCh 116,200).

Si obbietta a volte che nessuno è mai tornato dall'aldilà per assicurarci che esso esiste davvero e non è soltanto una pia illusione. Non è vero! C'è uno che ogni giorno torna dall'aldilà per assicurarci e rinnovare le sue promesse, se sappiamo ascoltarlo. Colui verso il quale siamo incamminati ci viene incontro nell'Eucaristia per darci un assaggio (praegustatum!) del banchetto finale del regno.

Dobbiamo gridare al mondo questa speranza per aiutare noi stessi e gli altri a vincere l'orrore che ci fa la morte e reagire al cupo pessimismo che aleggia sulla nostra società. Si moltiplicano le diagnosi disperate sullo stato del mondo: "un formicaio che si sgretola", "un pianeta che agonizza". La scienza traccia con sempre maggiori dettagli, il possibile scenario della dissoluzione finale del cosmo. Si raffredderà la terra e gli altri pianeti, si raffredderanno il sole e le altre stelle, si raffredderà ogni cosa. Diminuirà la luce e aumenteranno nell'universo i buchi neri. L'espansione un giorno si esaurirà e comincerà la contrazione e alla fine si assisterà al collasso di tutta la materia e di tutta l'energia esistente in una struttura compatta di densità infinita. Sarà allora il "Big Crunch", o grande implosione, e tutto ritornerà al vuoto e al silenzio che precedette la grande esplosione, o Big Bang, di quindici miliardi di anni fa. Sono ipotesi; nessuno sa se le cose si svolgeranno veramente così o in altro modo.

La fede ci assicura che, in ogni caso, non sarà quella la fine totale. Dio non ha riconciliato il mondo a sé per abbandonarlo poi al nulla; non ha promesso di rimanere con noi fino alla fine del mondo, per poi ritirarsi, da solo, nel suo cielo, quando questa fine arriverà. "Ti ho amato di amore eterno", ha detto Dio all'uomo nella Bibbia (Ger 31, 3), e le promesse di "amore eterno" di Dio non sono come quelle dell'uomo.

(Padre Raniero Cantalamessa, dalla meditazione tenuta in Vaticano il 25 marzo 2005)

(Dalla meditazione di Padre Raniero Cantalamessa tenuta in Vaticano il 25 marzo 2005, Liturgia del Venerdì Santo)