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La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità.

E' Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso

(Giovanni Paolo II, Fides et Ratio)

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Cercare Dio una scelta ragionevole

Chi ha fede e anche chi si interroga sul senso dell'ultimo orizzonte difficilmente accetta che la ragione sia ingabbiata in confini invalicabili

Il volto del Dio nascosto intriga i pensanti: la ferita ineludibile del dolore e della morte, la ricerca di senso spinge verso l'ultimo orizzonte. La ragione ebbra di sé, giovane nella scoperta della sua audacia come mai forse era stata prima del "sole meridiano" dell'Illuminismo, non tollera confini. L'emancipazione diventa anche emancipazione da Dio. E questi - il Trascendente, l'Uno, l'Amato, l'Atteso dei secoli - è ridotto tutt'al più ad essere "il Signore del nulla".

"Ma anche il nulla ha una storia: e narrare "la storia del nulla" è forse narrare il doppio fondo dell'anima occidentale, i meandri della ragione indagante, le frontiere inquietanti dell'altrove. Il sole della modernità e il paesaggio da esso rischiarato non escludono insomma "il fiore nero" (Hegel), metafora di ciò che è irriducibile alla ragione, il vitale che sfugge a ogni sistema, l'ulteriorità che resta altra, inesplorabile, inesplorata.

C'è chi cerca allora "i paradisi del nulla", i giardini della primavera di un Dio minore, fatto a misura della ragione che sa e sola può sapere. In questo chiuso orizzonte tutto diventa troppo corto e troppo breve: la sete di totalità della ragione forte ispira la violenza dei totalitarismo e segna il loro, il suo tramonto. Tutto diventa debole: l'"ontologia del declino" è il canto flebile di un mondo senza fondamento e senza patria. "Essere, nulla, amore" sono ormai equivalenti: nulla diviene - tutto è - la differenza scompare, la vita / la morte regna su tutte le cose. Vanamente i "debolismi del pensiero" propongono isole di riscatto nell'invito ad accondiscendere all'inevitabile caduta del mondo. E' questo il nichilismo? E quale nichilismo? Resta ancora qualcosa per cui vivere e amare?

E' allora che la ragione riconosce il suo limite: volendo tutto fondare, si è scoperta essa stessa infondata. "Stupore della ragione" è l'approdo della più severa disciplina del pensiero, della filosofia spinta fino in fondo. E' forse lì che la ragione meglio può avvertire il tremito di un passaggio, il fremere di una voce di silenzio: "l'ultimo Dio" (Heidegger) non viene prima, ma oltre la ragione, oltre le avventure delle suo pretese, oltre i naufragi delle sue violenze.

Nelle profondità nascoste del desiderio, nella capacità di elaborare sogni diurni, la ragione si riconosce assunta e superata da un orizzonte altro, più grande: "il principio speranza" riaccende la possibilità dell'esodo, l'attesa di una patria intravista, anche se non posseduta. Sul piano speculativo la ragione indagante oltre se stessa si ferma meditante sull'abisso "dell'Inizio": indicibile, ineludibile sponda.

(Bruno Forte, La sfida di Dio. Dove fede e ragione si incontrano (Mondadori, Milano 2001, )