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Leletta D'Isola: L'essenziale è la vita eterna
Nell'adolescenza attraversò una profonda crisi religiosa: non abbandonò mai i sacramenti, ma era tormentata da dubbi e prove di fede. Intorno a lei c'era l'orrore della guerra e dell'odio, ma anche tanti atti di eroismo e di fraternità, tante preghiere silenziose che in qualche modo percepiva, mentre il desiderio della verità e l'esperienza del dolore proprio e altrui scavavano nel suo cuore. È lei stessa a raccontare come avvenne la sua conversione: "al compiere dei 17 anni [. . . ], mi buttai sull'ammattonato della mia soffitta a Bagnolo, decisa a non rialzarmi se non avessi avuto il dono della fede e a consacrare la vita a darla agli altri. L'ebbi".
(Nora Possenti Ghiglia, L'essenziale, biografia breve di Leletta (Aurelia Oreglia d'Isola, Associazione Amici di Leletta, tipolitografia Grillo, Luserna San Giovanni, marzo 2006, pag. 11-12).
Lo studio per lei non è fine a se stesso, è ordinato alla carità della verità che è 'l'opera di misericordia di dare una verità attraverso la parola. Ma questa non deve essere una parola qualsiasi: "io ho lo intendo nel senso che una parola, molte parole, che non spirino amore sono intellettualismo, non sapienza, non il VERBO che accende di Spirito Santo, il quale a sua volta introduce alla verità totale". Verità e amore sono per lei le polarità inscindibili di un'unica realtà che trae vita, significato ed efficacia da Dio stesso.
(Op. cit. pag. 15)
