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Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite

(Etty Hillesum)

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Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte.

Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere.

Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

(Agostino di Ippona)

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Profilo storico di Etty Hillesum

1914 - 1943

Ester (Etty) Hillesum (1914-1943) è conosciuta in Italia solo da poche decine d'anni per la pubblicazione (curata in Italia da Adelphi editore) del suo Diario e delle sue Lettere.

Nacque il 15 gennaio 1914 a Middelburg da famiglia ebrea; a 10 anni si trasferì con la famiglia nell'Olanda orientale, prima a Deventer poi ad Amsterdam, dove conseguì la laurea in Giurisprudenza. Si dedicò in seguito allo studio delle lingue slave e della psicologia. Nei primi mesi del 1941 Etty conobbe Julius Spier, studioso che aveva fondato la "psicochirologia", lo studio e la classificazione delle linee della mano, attività che in seguito trasformò in professione, consigliato in questo da Jung. Etty diventò sua assistente, poi amante e infine amica devota. La forte personalità di Spier la avviò a una ricerca appassionata e incessante ricerca dell'essenziale, del veramente umano, che finì per aprire la giovane ebrea a un intenso percorso di liberazione interiore e all'incontro con Dio.

Dopo il febbraio 1941 gli Ebrei iniziarono ad essere internati nei "campi di lavoro"; gli Ebrei olandesi furono trasferiti in numero sempre maggiore a Westerbork, un campo di smistamento dopo il quale veniva Auschwitz. Dall'agosto '42 al settembre '43 lavorerà come volontaria all'ospedale del campo, poi anche lei fu considerata una prigioniera.

Nel frattempo arriveranno al suo campo anche il padre, la madre e il fratello Mischa. Il 17 settembre partì con la famiglia per Auschwitz. Lasciando per sempre la terra olandese riuscì a gettare dal vagone una cartolina, raccolta e spedita da alcuni contadini. Fra l'altro scrive: "abbiamo lasciato il campo cantando". Gli Hillesum giunsero ad Auschwitz il 10 novembre. Il giorno stesso i genitori morirono nella camera a gas. Etty Hillesum morirà il 30 novembre 1943, a ventinove anni.

Etty Hillesum, donna di raffinata cultura, studiosa appassionata di Rilke e della letteratura russa, di Jung e della Bibbia, ma anche del Corano e del Talmud; donna sensibile e sofferente, con una vita sessuale tormentata ma intensamente vissuta, pur avendone la possibilità scelse di non sottrarsi al destino della sua gente e chiese di essere trasferita a Westerbork, per condividere il dolore degli ebrei e impegnare la forza interiore che aveva scoperto per sostenere la vita di migliaia di persone. Fu una figura luminosa che aiutava tutti coloro che avevano bisogno, sosteneva tutti quelli che poteva. La frase con cui si chiude il Diario è fortemente e drammaticamente indicativa e rivela le profondità del suo cuore: "Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite".

Etty Hillesum scelse di non lasciarsi devastare dai sentimenti negativi e dalle tendenze degradanti, anche nelle situazioni estreme, nelle quali balza invece fuori prepotentemente la sua grandezza: "Ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale" (Diario, p. 212).

Etty ha combattuto duramente, ma il terreno di combattimento da lei scelto non è quello della distruzione del nemico, né tanto meno quello della pura e semplice sopravvivenza, ma quello di cui oggi tutta l'umanità ha una immensa sete: la costruzione di un umanesimo nuovo che inneggia all'amore e alla vita, persino alla gioia, in qualsiasi situazione ci si possa trovare. E la molla del suo messaggio è fondata sulla consapevolezza che tutto appartiene alla vita, anche il dolore, anche la sventura, anche, ed è decisivo, la morte. È proprio integrando la possibilità della morte nella vita che questa paradossalmente si amplia, si arricchisce e consente di far agire forze altrimenti destinate a restare impigliate nelle maglie strette della paura e della violenza.

A sua insaputa Etty definisce se stessa e il suo immenso desiderio di compassione e di testimonianza con una singolare espressione:

"Essere il cuore pensante della baracca... il cuore pensante di un intero campo di concentramento".

(Per questo breve profilo ci siamo ispirati allo studio di Maria Grazia Piazza pubblicato nel sito www.presdonna.org)