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La metafisica dell'eros riletta da Straniero
Una cavalcata lungo i secoli per riscoprire il significato di un amore che diventa carità
I lettori di questo giornale conoscono, ormai da molti anni, la passione culturale con cui Giorgio Straniero offre il proprio contributo per comprendere i problemi dell'attualità, rileggendoli alla luce non solo della ricerca filosofica contemporanea ma ha anche - ed è più importante - della sapienza del magistero della Chiesa. Da San Tommaso a Teilhard De Chardin, Straniero si propone di illuminare la realtà dell'oggi rinviando a un patrimonio che, proprio nell'oggi, viene facilmente dimenticato e trascurato in nome di debolezze di pensiero che, proprio in quanto deboli, mostrano la fragilità dei propri fondamenti e sono pronte a sbandierare chiacchiere su qualunque argomento con il solo scopo, parrebbe, di essere presenti e citate - l'equivalente della "photo opportunity" per la quale i "fans" si mettono in coda di fronte agli alberghi di Sanremo o di Manhattan pur di credersi anche loro, almeno per un'istantanea, divi.
Il lavoro di Straniero è senza paragoni più serio. L'ultimo libro, "Eros e cattolicesimo" (Valter Casini editore, Roma 2008), presentato da don Ermis Segatti e dal direttore della "Voce" la scorsa settimana alla Fondazione Feyles, si presenta come un lungo e dotto percorso sulle "figure dell'Eros", dal Cantico dei Cantici ai miti greci e alle cosmogonie gnostiche. Al centro dell'attenzione la forma dell' Eros che continuamente si sostanzia di "agàpe"; non un "altro" amore, ma l'amore totale, divino, che anima tutto. La ricerca, allora - come ha osservato don Segatti - diventa un interessante tentativo di fondare "una metafisica dell'Eros", scoprirne non solo i comportamenti ma la ragione profonda, che si ritrova sempre nel percorso culturale del Cristianesimo, da Agostino a Teilhard.
Senza entrare nel merito del dibattito sul "pensiero debole" e sul "clima" della ricerca filosofica odierna, non si può non rilevare che il significato culturale del lavoro di Straniero suggerisce un'attenzione, un ritorno verso il "pensiero forte": tornare a riflettere sull' Essere significa cercare un radicamento che, pur senza trascurare le acquisizioni della contemporaneità, sappia anche non dimenticare la sapienza biblica, quella dei Padri e di Tommaso. R.V.
(Tratto da: La Voce del Popolo, 18 maggio 2008, pag, 11).
