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Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere.

Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

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Padova ricorda Sartori teologo della carità

Foto del teologo Luigi Sartori

A un anno dalla morte, ieri l'atto accademico promosso dalla Facoltà teologica del Triveneto. Coda, presidente Ati: ha dato un'anima all'associazione teologica

DA PADOVA
Sara Melchiori

"Un grande pensatore lo si onora pensando". Con quest'augurio si è aperto, a quasi un anno dalla morte, l'atto accademico dedicato a monsignor Luigi Sartori, grande teologo, ecumenista, divulgatore e amante instancabile del Concilio Vaticano II.

Una giornata, promossa dalla Facoltà teologica del Triveneto, per rendere omaggio e evidenziare coralmente solo alcune delle preziosità che la vita, la personalità, l'attività ma soprattutto l'intuizione e il vedere oltre di Sartori hanno lasciato. Un patrimonio, in cui il pensiero si intreccia con la concretezza della vita, mai raccolto in un'opera omnia, ma divulgato attraverso interventi, scritti, presenze, interviste che suscitano innumerevoli suggestioni. "L'eredità di don Luigi - commenta monsignor Piero Coda, presidente dell'Ati - è grandissima.

Ha dato un'anima all'associazione teologica italiana". Ma in particolare vanno sottolineate: "la grande fedeltà al Concilio Vaticano II, come apertura di un orizzonte entro il quale si può fare teologia e si può camminare come chiesa in modo da venire incontro alle grandi esigenze del mondo e dell'umanità di oggi".

In secondo luogo la "volontà di costruire un soggetto comunitario, cioè un lavoro culturale e teologico costruito collegialmente da gruppi di ricerca interattivi non solo all'interno del mondo teologico ma anche aperto alle istanze del nostro tempo".

Quella di Sartori è una teologia del dialogo e proprio perché è aperta a 360 gradi - sottolinea Coda - è autentica teologia, radicata nell'identità cristiana. Ma è soprattutto la carità il perno attorno a cui ruota il pensiero di Sartori: "La carità - spiega il presidente dei teologi italiani - è intuita come la radice dell'essere, la luce che illumina il significato e la verità dell'esistere umano e cosmico".

In questa ottica Sartori ha "offerto dei semi che si possono sviluppare, facendo ritrovare al pensiero cristiano la centralità della sua ispirazione che è appunto il vangelo della carità. La carità per Sartori è la chiave di lettura dell'intera umanità: tutto ha senso se è visto e vissuto nell'amore. E l'amore è quando riconosco e tratto le cose che vedo come un dono.

In secondo luogo - diceva Sartori - posso realizzare questa esistenza segnata dall'amore se sono aperto a ricevere ogni volta in modo nuovo da Dio la sua presenza nella mia vita e sono pronto a ricevere dagli altri il seme di verità, di bene che portano nascosto in loro".

Infine Sartori ci indica che la cultura non è "qualcosa di costruito nel chiuso in una cella dove si studia e si leggono libri e manoscritti ma la cultura si costruisce insieme, nel chiedere e nel domandare, nella provvisorietà dei risultati, nella capacità di non rendere mai definitivo ciò che non lo è, nell'essere sempre aperti alla sorpresa dell'amore di Dio e dei fratelli".

Sul fronte ecclesiologico monsignor Sandro Panizzolo rettore del Seminario Maggiore di Padova e docente di ecclesiologia ha regalato quattro immagini emblematiche: Sartori era il cultore dell'ascolto, aveva un temperamento ecumenico, era l'eterno aspirante e il metafisico dell'amore. Quattro immagini che dicono quanto don Luigi abbia disegnato l'orizzonte della chiesa di domani.

Ecco allora che l'ecclesiologia di Sartori è ecclesiologia del dialogo - non scevra della consapevolezza delle difficoltà soprattutto sul fronte intraecclesiale nelle relazioni tra magistero e teologia, carismi e ministeri, teologie tra loro - ma è anche ecclesiologia della totalità, che sottolinea l'unità dalla diversità, e ancora ecclesiologia dell'imperfezione "perché protesa a una pienezza che sta sempre oltre le mete raggiunte, nostalgica del futuro, di quell'eschaton che fa sorpassare la parzialità dell'acquisizione raggiunta". E infine è ecclesiologia della fraternità poiché è nel primato della carità la chiave di volta del pensiero di questo grande teologo.

(tratto da Avvenire, 29 febbraio 2008)