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L'enciclica di Benedetto XVI.
Con la forza della Speranza
Dalla vita di ogni giorno al bisogno di Dio nella seconda enciclica di Papa
Ratzinger.
La scienza può contribuire allo sviluppo se è davvero al servizio
dell'uomo e non viceversa.
[…]
Se qualcuno ci interrogasse a bruciapelo sulla speranza cosa risponderemmo? Purtroppo penso che non tutti abbiano le idee chiare sul valore vitale che è insito nella speranza. Per questo credo che la lettura del documento pontificio ci possa aiutare ad aprire l'orizzonte e spalancare il cuore verso una speranza a cui l'uomo non osa quasi più sperare.
Il Papa con uno stile chiaro e preciso ripropone nella sua pienezza la speranza cristiana, facendoci capire il perché ancora oggi valga la pena seguire il Cristo, perché secondo lui, "senza Dio non c'è speranza".
[…]
Da una parte il Papa ci ricorda il fallimento delle passate ideologie e il fatto che la scienza può indubbiamente contribuire allo sviluppo della società quando è al servizio dell'uomo e non viceversa, senza però avere una capacità di redenzione, perché l'uomo viene redento solo con l'Amore. Dall'altra ribadisce il fatto che tutti noi aspiriamo a un desiderio di amore assoluto perché l'essere umano ha bisogno di un amore incondizionato. Chi ha fede in Dio sa bene che la vita non finisce nel nulla, "l'elemento distintivo dei cristiani è il fatto che essi hanno un futuro". Quindi chi conosce Dio conosce di conseguenza e assapora la speranza. Ma la speranza cristiana è anche speranza della Grazia di Dio nei compiti di ogni giorno.
Un richiamo a fare bene le cose di tutti i giorni pur fissando l'attenzione sulla vita eterna. In effetti oggi molti rifiutano la fede proprio perché la vita eterna non sembra così desiderabile. Le persone vogliono il presente, e quell'attesa può sembrare forse un ostacolo alla propria libertà e realizzazione. Questa crisi della fede porta l'uomo a non aspirare al paradiso ma piuttosto al progresso tecnico scientifico. Di conseguenza la scienza moderna afferma sempre il Pontefice "ha confinato la fede alla sfera privata". Resta il fatto però che l'uomo ha bisogno di Dio, perché senza Dio che speranza ci potrebbe mai essere? E poi senza speranza come si può vivere?
Da qui ritorna l'importante riflessione sul fallimento delle grandi utopie con un ripensamento e "un'autocritica dell'età moderna". Per il Papa anche il cristianesimo deve interrogarsi perché "si è in gran parte concentrato sull'individuo e la sua salvezza e con ciò ha ristretto l'orizzonte della speranza e del suo compito, anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell'uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti". Quindi la crisi della fede secondo Papa Ratzinger è soprattutto crisi della speranza cristiana. Come fare allora?
Benedetto XVI indica quattro luoghi di apprendimento.
La preghiera "se non mi ascolta nessuno... Dio mi ascolta ancora...".
L'agire, perché la speranza cristiana è attiva, nella quale lottiamo... "nonostante tutti i fallimenti la speranza mi dà il coraggio di proseguire".
Il soffrire. Non è fuggendo davanti al dolore che possiamo guarire, perché la sofferenza non è fine a se stessa ma la sua accettazione può farci maturare... "una società che non accetta i sofferenti è una società crudele e disumana".
Il Giudizio di Dio. Secondo il Papa "non è possibile che l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola... Dio è giustizia e crea giustizia... ma è anche grazia. Una grazia che non elude la giustizia". Anche per questo il Pontefice ripropone due concetti quasi dimenticati dai nostri tempi, quello dell'inferno e del purgatorio. […]
Ripensando un momento a tutto ciò che l’enciclica propone vorrei concludere volgendo lo sguardo con speranza al Paradiso. Un luogo dove sarà un capirsi tutti insieme senza fatica e tribolazioni, un amarsi reciprocamente come anche il nostro cuore anela.
(dall'articolo di Alessandra Borghese su Quotidiano.net, 6 dicembre 2007)