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I missionari tra gli ombrelloni
Il Vangelo predicato nei luoghi
di divertimento
Catechismo
sotto l’ombrellone o le luci da night, tra i tavoli dei
ristoranti o i cubi delle discoteche. Sempre e comunque
«missionari», per strada o in spiaggia, con le chitarre
attorno ai falò o lo sballo «catholically correct».
Sabato Benedetto XVI ha esortato i giovani cattolici
a «proporre ovunque Cristo alle persone che non condividono
il tesoro prezioso della fede».
«Chi ha sete venga a me»
I Papa-boys, i movimenti ecclesiali e gli animatori parrocchiali
non se lo sono fatti ripetere due volte e da nord a sud si
rincorrono le iniziative per accogliere l’invito di Joseph
Ratzinger a «farsi evangelizzatori dei coetanei».
Magliette-tazebao («Chi ha sete venga a me»), sorriso d’ordinanza
e borse a tracolla colme di vangeli. Su e giù per le località di
villeggiatura. Dalle cale esclusive ai «divertimentifici» delle
riviere romagnola e ligure, dai campeggi del lago di Como
(dove il parroco don Mario lancia la tessera-punti con premio
finale per i vacanzieri che partecipano a più messe) ai
villaggi turistici del Mezzogiorno. Insomma, apostolato
a tappeto e senza barriere, dai litorali alle montagne.
Il mandato papale ai ragazzi è esplicito: «Voi conoscete le idealità, i linguaggi, e anche le ferite, le attese, e insieme la voglia di bene dei vostri coetanei. Non abbiate paura di diventare santi missionari». Dopo l’esperimento-pilota a Macerata e la catechesi giovanile di Senigallia, la «disco-missione» ha trovato a Rimini, grazie all’associazione Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, la formula universale dell’evangelizzazione estiva.
Intanto, dal quartier generale di Rocca di Papa, Chiara Lubich incarica i suoi Focolarini «under 25» di far risuonare le sacre scritture nei pub, nelle piazze e nei posti di svago. E i sacerdoti della diocesi di Ravenna-Cervia approntano la «lectio divina» negli stabilimenti balneari, mentre le comunità religiose di Porto-Santa Rufina propongono un cammino spirituale che porta fino ai campi missionari del Malawi.
A Roma, i promotori della Giornata mondiale della gioventù azzardano momenti di preghiera tra i turisti di piazza Navona e tengono aperte fino all’alba le chiese per intercettare il «popolo della notte». Ogni sera, in decine di comuni, i volontari di Sant’Egidio illustrano progetti di solidarietà per sensibilizzare i ragazzi all’impegno sociale e, da Trieste a Lampedusa, la Gioventù Francescana presidia gli arenili ballando in spiaggia con i frati (con e senza saio) e predicando Cristo ai bagnanti. Il «santo sballo», messo a punto lungo il litorale pugliese e poi esportato altrove, abbina ombrelloni, sedie a sdraio, mare blu, musica dagli altoparlanti dei bar ai «gazebo del Poverello» sulla battigia.
Il dj con il saio
Nella canicola, «task force» di ragazzi guidati da religiosi
e suore con chitarre, tamburi, megafono improvvisano maratone
dello spirito. Uno schema inventato a Monopoli da fra’ Michael
Daniels, il primo frate dj della storia francescana, che balla,
canta, suda e predica nelle discoteche del Brindisino e del
Veneto. Così, dal Friuli alla Sicilia, in centinaia, sulle
orme degli antichi «predicatores», invadono villaggi turistici
e discopub distribuendo a tutti, durante lo «struscio» o lo
shopping nei negozi, il vangelo di Marco e i Fioretti di
San Francesco. Si fanno in quattro per santificare le
ferie anche le comunità Nuovi Orizzonti, Beatitudini,
Sentinelle del Mattino, Eccomi, manda me!. In ogni
tappa della loro predicazione in spiaggia, a un’equipe
stabile si aggiungono giovani alle prime esperienze.
Dormono in tenda col sacco a pelo, incontrano coetanei
fino a notte fonda, si mescolano ai vacanzieri dell’isola
d’Elba o di Taormina e i locali di divertimento della
Toscana.
Di spiaggia in spiaggia
Animazioni, spettacoli, evangelizzazione porta a porta in
piazze, bagni, discoteche. In missione per conto di Dio,
alla ricerca dei «lontani» e delle pecorelle smarrite in
costume da bagno e bermuda. Sulle spiaggia di Marina di
Ragusa e Riccione, decine di Papa-boys si danno appuntamento
per cantare, danzare e coinvolgere i bagnanti in giochi di
ogni tipo, come animatori di un villaggio turistico.
Intanto sul lungomare di Pescara, in confessionali
«en plein air», sacerdoti offrono ai penitenti il
sacramento della riconciliazione. A spiegare la ricetta
dell’inedita missione tra i giovani è il pioniere don
Benzi. «Io conosco le mie pecorelle e le mie pecorelle
conoscono me - spiega -. Per quelle che non vengono,
sono io che devo andare da loro. Dio me le ha affidate
e mi sento in debito perché sono tanti quelli che
vogliono essere cercati. Il nostro campo va oltre
la parrocchia, là dove è terra di nessuno e nessuno
arriva». Fedele al «new deal» indicato da don Antonio
Mazzi della comunità Exodus, nei capannoni, palestre
e locali di Padova, Verona e Vicenza, la pastorale
giovanile del Nordest mette in calendario balli di
gruppo (animati da cubiste vestite sobriamente),
esibizioni gospel, serate di «dance cristiana»
per avvicinare «chi non ha più una relazione
con la Chiesa».
Accanto alla pista, una sala di «decompressione» dove sacerdoti e frati sono a disposizione per un colloquio: «Non siamo venuti a fare proselitismo, ma a mettere nel cuore dei ragazzi gli interrogativi di fondo. In tanti prima ridono, poi ci ascoltano». Relax o divertimento, ma in nome di Dio. «Vogliamo portare il Vangelo tra i nostri coetanei, andando a trovarli dove si divertono - afferma Caterina Coltorti, Papa-girl ventenne -. Ieri in una discoteca di Rimini una ragazza mi ha detto: “Credo in Dio, ma non sopporto i preti". Poi siamo rimasti a parlare un’ora, con lei e i suoi amici di Cristo e della vera fede».
(di Giacomo Galeazzi, tratto da: http://www.lastampa.it del 23 luglio 2007)