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La questione della verità
Riproponiamo alcune affermazioni di Benedetto XVI, riguardanti l'ambito di fede e ragione, espresse in occasione del discorso inaugurale del convegno annuale della diocesi di Roma svoltosi lo scorso 5 giugno.
" [...] scoprire la bellezza e la gioia della fede è un cammino che ogni nuova generazione deve percorrere in proprio, perché nella fede viene messo in gioco quanto abbiamo di più nostro e di più intimo, il nostro cuore, la nostra intelligenza, la nostra libertà, in un rapporto profondamente personale con il Signore che opera dentro di noi.
Ma la fede è, altrettanto radicalmente, atto ed atteggiamento comunitario, è il "noi crediamo" della Chiesa. La gioia della fede è dunque una gioia che va condivisa: come afferma l'apostolo Giovanni, "quello che abbiamo veduto e udito (il Verbo della vita), noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta" (1Gv 1,3-4).
Il papa si è poi addentrato in una rapida analisi della cultura contemporanea. In particolare ha individuato:
" ... due linee di fondo dell'attuale cultura secolarizzata, tra loro chiaramente interdipendenti, che spingono in direzione contraria all'annuncio cristiano e non possono non avere un'incidenza su coloro che stanno maturando i propri orientamenti e scelte di vita. Una di esse è quell'agnosticismo che scaturisce dalla riduzione dell'intelligenza umana a semplice ragione calcolatrice e funzionale e che tende a soffocare il senso religioso iscritto nel profondo della nostra natura. L'altra è quel processo di relativizzazione e di sradicamento che corrode i legami più sacri e gli affetti più degni dell'uomo, col risultato di rendere fragili le persone, precarie e instabili le nostre reciproche relazioni" [...].
Ha poi affermato:
"La questione della verità non può certo essere evitata: deve anzi occupare uno spazio centrale. Ponendo la domanda intorno alla verità allarghiamo infatti l'orizzonte della nostra razionalità, iniziamo a liberare la ragione da quei limiti troppo angusti entro i quali essa viene confinata quando si considera razionale soltanto ciò che può essere oggetto di esperimento e di calcolo.
E proprio qui avviene l'incontro della ragione con la fede: nella fede accogliamo infatti il dono che Dio fa di se stesso rivelandosi a noi, creature fatte a sua immagine; accogliamo e accettiamo quella Verità che la nostra mente non può comprendere fino in fondo e non può possedere, ma che proprio per questo dilata l'orizzonte della nostra conoscenza e ci permette di giungere al Mistero in cui siamo immersi e di ritrovare in Dio il senso definitivo della nostra esistenza [...]
"Sappiamo bene che non è facile acconsentire a questo superamento dei limiti della nostra ragione.
Perciò la fede, che è un atto umano molto personale, rimane una scelta della nostra libertà, che può anche essere rifiutata.
Qui però viene alla luce una seconda dimensione della fede, quella di affidarsi ad una persona: non ad una persona qualsiasi ma a Gesù Cristo, e al Padre che lo ha inviato.
Credere vuol dire stabilire un personalissimo legame con il nostro Creatore e Redentore, in virtù dello Spirito Santo che opera nei nostri cuori, e fare di questo legame il fondamento di tutta la vita.
Gesù Cristo, infatti, "è la Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo [...] Ogni altra verità è un frammento della Verità che Egli è ed a Lui rimanda" (Discorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, 10 febbraio 2006).
Così Egli riempie il nostro cuore, lo dilata e lo colma di gioia, spinge la nostra intelligenza verso orizzonti inesplorati, offre alla nostra libertà il suo decisivo punto di riferimento, risollevandola dalle angustie dell'egoismo e rendendola capace di amore autentico. [...]
" ... non dobbiamo dunque avere alcun timore di porre la verità della fede a confronto con le autentiche conquiste della conoscenza umana. I progressi della scienza sono oggi molto rapidi e non di rado vengono presentati come contrapposti alle affermazioni della fede, provocando confusione e rendendo più difficile l'accoglienza della verità cristiana. Ma Gesù Cristo è e rimane il Signore di tutta la creazione e di tutta la storia: "Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui ... e tutte sussistono in Lui" (Col 1,16.17).
Perciò il dialogo tra fede e ragione, se condotto con sincerità e rigore, offre la possibilità di percepire, in modo più efficace e convincente, la ragionevolezza della fede in Dio - non in un Dio qualsiasi ma in quel Dio che si è rivelato in Gesù Cristo - e altresì di mostrare che nello stesso Gesù Cristo si trova il compimento di ogni autentica aspirazione umana."
