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Chi è Dio: sfogliando l'enciclica "Deus caritas est" di Benedetto XVI
"Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1 Gv 4, 16). Attraverso questo passo della Scrittura viene presentato il cuore della fede cristiana: Dio nella sua essenza di Amore e, di conseguenza, la creatura umana.
Benedetto XVI, dopo aver presentato i vari nomi con cui viene designato il termine "amore", eros (amore tra uomo e donna, termine usato nel mondo pagano), philìa (amore di amicizia) e agape (termine della rivelazione cristiana che indica la pienezza dell'amore di donazione), si pone una domanda: l'amore, pur in tutta la diversità è un'unica realtà, o invece utilizziamo la medesima parola per indicare realtà totalmente diverse?
Emergono due evidenze:
1. tra l'amore e il Divino esiste una certa relazione: l'amore promette infinità, eternità, una realtà totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere
2. appare che però non si tratta di lasciarsi sopraffare dall'istinto ma si tratta di passare attraverso un maturazione che a volte richiede anche la rinuncia: non si tratta però di un rifiuto dell'eros ma della sua guarigione.
Nel Cantico dei Cantici appare in un primo tempo un amore in ricerca che si traduce poi in amore di esperienza, scoperta dell'altro: qui l'amante non cerca più se stesso, l'immersione nell'ebbrezza della felicità, ma cerca il bene dell'amato, è pronto al sacrificio. Qui l'amore si slancia verso livelli altissimi, cerca solo una persona e per sempre.
Siamo giunti alla conclusione che eros e agape, non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro: se li distacchiamo completamente, otteniamo una caricatura dell'amore.
La fede biblica accetta l'amore umano per purificarlo e lanciarlo verso nuovi orizzonti. Questa novità biblica si manifesta in due punti: l'immagine di Dio e l'immagine dell'uomo.
L' immagine di Dio: c'è un solo Dio creatore di tutto ciò che esiste: egli ama personalmente l'uomo. Se sceglie un popolo, Israele, è per allargare poi la guarigione a tutta l'umanità.
L'amore con cui Dio ama Israele è eros: Dio ama Israele con una vera passione di amore, che viene espressa, specie nei profeti Osea ed Ezechiele, con espressioni di fidanzamento e matrimonio: Israele risponde a questo amore, ma a volte si allontana e ciò viene chiamato adulterio. Ma l'amore di Dio è anche agape: Dio perdona questo adulterio, stringe a sé il popolo, gli dona la legge, gli insegna la via della gioia, della felicità, bene espressa nei Salmi.
Soprattutto il profeta Osea ci presenta questo eros di Dio che è talmente grande da divenire agape: Dio vorrebbe abbandonare Israele, distruggerlo per il suo adulterio, ed invece si commuove e lo stringe a sé, in un certo senso va contro se stesso in questo amore verso il suo popolo infedele: qui si prospetta il dramma e il mistero della Croce.
Il Cantico dei Cantici condensa l'esperienza mistica, essenza della fede biblica, nell'unificazione dell'uomo con Dio (il sogno originario), ma senza confusione di tipo panteistico: Dio è Dio e l'uomo resta uomo, ma questa unificazione è reale. San Paolo esclama: "Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito" (! Cor 6,17).
La seconda immagine biblica è quella dell'uomo: maschio e femmina (racconto della creazione: l'uomo in un certo senso è incompleto e trova la sua completezza nella donna. L'eros rimanda al matrimonio.
Nel nuovo testamento Dio assume la natura umana in Gesù Cristo e insegue l'uomo per salvarlo: giunge a volgersi contro se stesso nella morte di croce, per rialzare l'uomo ed amarlo nella forma più radicale. Fissando lo sguardo al fianco squarciato di Gesù si comprende cosa significhi: Dio è amore.
Gesù non si accontenta di questo, ma ci lascia la sua presenza nell'Eucaristia istituita nell'Ultima Cena. Qui l'immagine del matrimonio tra Dio e Israele e diventa un'unione con la partecipazione al suo corpo e al suo sangue.
Il sacramento dell'eucaristia ha un carattere sociale: noi diventiamo un corpo solo in quanto partecipiamo dell'unico pane. L'unione con Cristo è nello stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Cristo si dona. La comunione mi metterà fuori da me stesso facendomi andare verso di Lui e anche verso l'unità con tutti i cristiani. Ora comprendiamo perché agape è anche il nome dell'eucaristia: Dio viene a noi per continuare il suo operare in nome e attraverso di noi. Questa non è una semplice e etica, una morale che può sussistere in modo autonomo accanto alla fede in Cristo: chiunque ha bisogno di me e io posso aiutarlo è il mio prossimo. La grande parabola del Giudizio finale ci indica come l'amore diviene il criterio per la decisione definitiva sul valore di una vita umana. Amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio.
I santi hanno attinto dal loro incontro col Signore, specie Eucaristico, la loro capacità di amare il prossimo in modo sempre nuovo. Ad essi non solo appartiene la biografia terrena, ma il loro vivere ed operare anche dopo la morte. In essi Dio non si allontana mai dagli uomini ma si rende vicino.
Questo lo vediamo in modo speciale in Maria, Madre di Gesù: la parola del Crocifisso a Giovanni e in lui a tutti i discepoli diventa nel corso delle generazioni sempre nuovamente vera: "Ecco tua Madre" (Gv 19,27).
Ella è la Madre tenerissima che ci mostra cos'è l'amore e da dove esso trae la sua origine: a Lei è affidata la Chiesa e la sua missione a servizio dell'amore.
