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Un fatto illuminante
A Roccella, in quella terribile notte tra il 9 e il 10 settembre, dall'antico castello posto sopra l'abitato dei paese, per la furia delle acqua, si staccò un grande masso di pietra, destinato a precipitare su un gruppetto di case sottostanti. Ma sulla sua direzione, quel masso trovò provvidenzialmente un robusto olivo, ben piantato nel terreno, che ne deviò il corso, spostandolo su una casetta disabitata e fatiscente. Nell'impatto, quella casa fu travolta. L'olivo resistette e protesse così la casa immediatamente sottostante, che era invece abitata da una famiglia.
Immaginate la loro paura ed insieme la loro riconoscenza. Al mattino, alle prime luci dell'alba, poterono infatti rendersi conto che erano stati letteralmente miracolati. L'ulivo era sì tutto sbucciato e ferito, ma, tenace e resistente, aveva retto l'impatto e salvato la vita di quella gente, la cui casa era posta proprio nella esatta direzione dei masso. Ma si ricordarono che due anni prima essi, in un improvviso incendio scoppiato sul pendio dei castello, accorsi rapidamente, avevano difeso quell'ulivo dalle fiamme. E conclusero stupiti e grati: «Guarda, due anni fa, noi abbiamo salvato questo olivo dall'incendio. Ora è l'ulivo stesso che ha salvato la vita a tutti noi!».
Tra la vita di un uomo e la vita di un albero c'è un nesso inscindibile.
Tra noi ed il Creato c'è un rapporto vitale. L'uno per l'altro, in una reciprocità strettissima ed interazione perenne.
Se noi salviamo il Creato, il Creato salva noi!
Quel fatto, che mi ha aperto il cuore alla speranza, lo pongo ora qui, all'inizio di questo interessante sussidio, perché possiamo meglio cogliere quel nesso tra la nostra vita e la vita dei Creato in cui siamo immersi. Come un figlio nella casa del Padre. Come un principe nella casa dei Re.
Dio ha fatto bene tutte le cose. Lo leggiamo fin dall'inizio della Bibbia. Anzi, a me piace spesso utilizzare proprio la precisa immagine di apertura del libro della Genesi: «Dio pose l'uomo in un giardino!». II giardino è il cosmo, il Creato in cui tutti noi siamo posti. Per questo, l'immagine del giardino percorre tutta la Bibbia.
La ritroviamo nel linguaggio dei Profeti, per indicare la bellezza del rapporto con Dio.
Contrapposto al giardino, infatti essi descrivono il deserto, come amaro frutto del peccato. E tra queste due immagini è racchiuso tutto il cammino biblico del popolo. Di ogni popolo. Una scelta che diventa sempre più tremendamente attuale. Perché ognuno di noi, la nostra civiltà, deve scegliere anche oggi se, della terra che Dio le ha affidato, vuole farne un giardino o un deserto. Se deve lasciare a casa la macchina, perché inquina oppure se sceglie di utilizzarla distruggendo la terra e se stesso.
Gesù, morto per amore, viene sepolto in un giardino e là, da quel giardino, esplode la Vita nella forza travolgente della Risurrezione. Solo la voce, il nome, risveglia Maria di Magdala e Ed è proprio nel giardino che avviene il grande segno che ha cambiato la storia. Quel le permette di riconoscere nello strano personaggio che le si era fatto incontro, non il giardiniere ma il Signore Gesù.
Ecco il tragitto: dal giardiniere a Colui che fa nuove tutte le cose, come ci dice l'Apocalisse, che chiude la Bibbia proprio con l'immagine di un giardino. Questa volta non più sbarrato dai serafini con la spada fiammeggiante, ma perennemente aperto, sempre irrigato e rivitalizzante.
(GianCarlo Bregantini, Vescovo di Locri-Gerace in: Responsabilità per il creato - Elledici)