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Penso sovente al Purgatorio ...
Penso sovente al Purgatorio:
a volte sento parlare di terribili pene, di possibile durata
fino alla fine del mondo, ed altre cose del genere.
Gradirei dei chiarimenti perché me ne possa fare una idea esatta.
Si tratta di un argomento delicato e su cui ha lavorato molto anche la fantasia popolare.
A completamento di quanto potrà trovare nella dispensa "Che cos'è il Purgatorio", aggiungiamo alcune considerazioni tratte da uno scritto dell'attuale Papa Benedetto, quando era Cardinale di Monaco.
"In che cosa consiste la sostanza centrale della dottrina del Purgatorio? Quali sono le sue motivazioni?
In I Corinti 3,10-15 si dice che sul fondamento posto - Gesù Cristo - gli uni costruiscono con l'oro o con l'argento oppure con pietre preziose; gli altri con legno, fieno o paglia, ma che "l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno (del Signore) che si manifesterà col fuoco e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco".
Il "Purgatorio" diviene un concetto specificamente cristiano se lo si intende nel senso Cristologico, cioè, che il Signore stesso è il fuoco giudicante, che trasforma l'uomo, che lo rende "conforme" al suo Corpo glorificato (cfr. Romani 8,29; Filippesi 3,21). La purificazione non avviene tramite un fattore qualsiasi, ma mediante la forza trasformante del Signore, che scioglie e fonde col suo fuoco le catene del nostro cuore e lo rimodella affinché diventi idoneo a essere inserito nell'organismo vivente del suo Corpo.
L'affermazione "Se il giusto a stento si salverà…" della Prima lettera di Pietro 4,18 non si riferirà forse espressamente alla difficoltà del suo cuore di poca fede di avvicinarsi al fuoco del Signore che lo libererà da se stesso e lo purificherà perché possa ascendere a lui?
Il "momento" trasformante di questo incontro si sottrae alle misure di tempo terrene: esso non è eterno, ma un passaggio; tuttavia volerlo qualificare come molto breve o molto lungo, secondo le misure di tempo derivate dalla fisica, sarebbe altrettanto ingenuo e non farebbe alcuna differenza. La sua "misura di tempo" sta nella profondità degli abissi di questa esistenza, i quali vengono misurati a passi e trasformati nel fuoco. Voler misurare un simile tempo di "esistenza" col metro del tempo terreno significherebbe travisare la particolarità dello spirito umano nel suo rapporto col mondo e nel suo distacco da esso (fondamentale per questa visione: Balthasar. I, 411).
Il Purgatorio non è una sorta di campo di concentramento dell'aldilà, dove l'uomo debba espiare delle pene che gli vengono assegnate in un modo più o meno positivistico. Piuttosto, esso è quel processo necessario della trasformazione spirituale dell'uomo, che lo pone in grado di essere vicino al Cristo, vicino a Dio e di unirsi all'intera Communio sanctorum. Chi osservi l'uomo anche solo con un minimo di realismo comprenderà la necessità di un simile processo, nel quale non è che la grazia venga sostituita con le opere ma la grazia può vincere pienamente come grazia. Ciò che salva è il "sì" alla fede. In realtà però, nella maggior parte di noi questa scelta di fondo è coperta da grandi quantità di fieno, di legna e di paglia; soltanto a fatica essa fa capolino dall'intreccio degli egoismi che l'uomo non è stato capace di rimuovere. Egli riceve sì misericordia, ma deve essere trasformato. L'incontro con il Signore è questa trasformazione, il fuoco che lo tramuta in quella forma priva di scorie che può diventare recipiente della gioia eterna (cfr. Balthasar I nuovissimi nella teologia contemporanea, 47)".
(cfr. Joseph Ratzinger, Escatologia morte e vita eterna, a cura di Carlo Molari, Cittadella Editrice Assisi 1979 - pagg. 238-240).
