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E' Natale e sorge il perché

immagine capanna natale

Puntuale come il sorger del sole è tornato il tempo di Natale: attesa, riflessione, redenzione, salvezza, liberazione. È tutto un richiamo alla speranza per un domani migliore.

Davanti a un Pane che è la Presenza del Salvatore promesso leggo e rileggo le parole che la Chiesa ci propone in questo periodo dell’anno, ma ho negli occhi la situazione del mondo che incontro per strade e per le piazze e che vedo sui teleschermi e sui giornali.

Le parole che leggo, che penso e che prego entrano nel cuore ti bruciano e spremono lacrime amare!

Parole antiche di millenni che ammoniscono fortemente e promettono pace e liberazione e amore. Ma sembra che siano perdute nel vento dei secoli: tutto è sempre uguale: spaventosa violenza, egoismo e vendetta ieri come oggi, oggi come domani come sempre! Nulla sembra cambiato e il Natale coi suoi significati fa sentire più amara e contrastante questa situazione.

«Ho allevato e fatto crescere figli. Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele (l’uomo) non conosce e non comprende.» È Isaia che oggi ancora nel Nome di Dio fa sentire il suo grido di rimprovero e di richiamo: «razza di scellerati, perché volete ancora essere colpiti? Quando stendete le mani io distolgo gli occhi da voi, non ascolto. Le vostre mani grondano sangue! Lavatevi e purificatevi, cessate di fare il male e imparate a fare il bene.»

Ciascuno di noi può focalizzare queste parole su fatti, persone, gruppi e movimenti e forse su se stesso! Stiamo affogando nel benessere, ma con sperequazioni spaventose e con un dilagare incredibile di paure, di nevrosi, di esaurimenti! Abbiamo tutto, ma forse ci manca qualcosa o meglio «qualcuno»!

Mi vengono in mente le parole di A. Camus: «La levata, il tram, le quattro ore di ufficio o di officina, la colazione, il tram, le quattro ore di lavoro, la cena, il sonno, lo svegliarsi del lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì sabato sullo stesso ritmo... Questo cammino vien seguito senza difficoltà la maggior parte del tempo. Soltanto un giorno sorge il perché?» (A. Camus, Il mito di Sisifo. Bompiani, pag. 39). Sorge il «perché?» Oggi siamo a questo punto, ma il consumismo, il grasso negli occhi e nel cuore non ci lascia sentire la risposta! La risposta che è Cristo con il suo messaggio di giustizia e di amore!

E così i problemi restano insoluti e spaventosi! Redenzione, salvezza? quando? come? dove?

Cerco ancora nella Bibbia le prime pagine del Genesi: «Dio, il Signore, prese l'uomo e lo mise nel giardino di Eden per coltivare la terra e custodirla e gli ordinò: "Puoi mangiare il frutto di qualsiasi albero, ma non quello dell’albero che infonde la conoscenza di tutto. Se ne mangerai sarai destinato a morire!» Ma l'uomo lo mangiò quel frutto: si sentì nudo, ebbe paura e si nascose al passaggio del Signore. Oggi possiamo dire che non solo l'ha mangiato, ma divorato con avidità e come allora l’uomo fugge al passaggio del Signore, ha paura e si sente nudo di tutto ciò che lo farebbe veramente uomo e nel suo cuore vuoto di valori non c’è più spazio per la speranza e la pace: è il trionfo del male.

Il Natale ci dovrebbe suggerire qualcosa e forse il suo vero significato sarebbe quello di entrare nei pensieri di Dio e riconoscerlo Signore. Qui starebbe la salvezza. Ma chi ci crede ancora? Tutta la Bibbia ci esorta a questo ritorno e ci assicura il perdono fino a questo punto estremo del «rifiuto» dell'«amore» che è Cristo in croce: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!»

Se qualcuno trova altre risposte o soluzioni non le tenga per sé, ma gentilmente le voglia comunicare anche a coloro che nonostante tutto credono ancora e vogliono credere in Cristo Gesù Salvatore del mondo e nel suo messaggio. Potrebbero servire se non altro per capire qualcosa dei babilonici natali delle nostre città.

Guardando il cielo ho visto spuntare le stelle. La speranza non muore!